#desideroinvitarvialleucarestia “Cari figli, anche oggi in modo particolare desidero invitarvi all’Eucaristia. La Messa sia il centro della vostra vita! In particolare, cari figli, l’Eucaristia sia nelle vostre famiglie: la famiglia deve andare alla Santa Messa e celebra...Leggi tutto...

Pellegrinaggi a Medjugorie

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Messaggio straordinario a Ivan 15 giugno 2018

#desideroinvitarvialleucarestia

“Cari figli, anche oggi in modo particolare desidero invitarvi all’Eucaristia. La Messa sia il centro della vostra vita! In particolare, cari figli, l’Eucaristia sia nelle vostre famiglie: la famiglia deve andare alla Santa Messa e celebrare Gesù. Gesù deve essere il centro della vostra vita! Perciò rinnovate, cari figli, rinnovate la preghiera familiare e incamminatevi dietro a Gesù. Grazie, cari figli, per aver anche oggi risposto alla mia chiamata".

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NEWSLETTER DI P. LIVIO, 5 OTTOBRE

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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE A MIRJANA - 2 Ottobre 2018

“Cari figli,
vi invito ad essere coraggiosi e a non desistere, perché anche il più piccolo bene, il più piccolo segno d’amore vince il male sempre più visibile. Figli miei, ascoltatemi affinché il bene prenda il sopravvento, affinché possiate conoscere l’amore di mio Figlio. Quella è la felicità più grande: le braccia di mio Figlio che abbracciano. Lui che ama l’anima, lui che si è dato per voi e sempre di nuovo si dà nell’Eucaristia, lui che ha parole di vita eterna. Conoscere il suo amore, seguire le sue orme significa avere la ricchezza della spiritualità. Quella è una ricchezza che dà buoni sentimenti e vede amore e bontà ovunque. Apostoli del mio amore, figli miei, voi siate come raggi di sole che, col calore dell’amore di mio Figlio, riscaldano tutti attorno a loro. Figli miei, al mondo servono apostoli d’amore, al mondo servono molte preghiere: ma preghiere dette col cuore e con l’anima, e non solo pronunciate con le labbra. Figli miei, tendete alla santità, ma nell’umiltà. Nell’umiltà che permette a mio Figlio di fare attraverso di voi ciò che lui desidera. Figli miei, le vostre preghiere, le vostre parole, pensieri ed opere, tutto questo vi apre o vi chiude le porte del Regno dei Cieli. Mio Figlio vi ha mostrato la via e vi ha dato la speranza, ed io vi consolo e vi incoraggio. Perché, figli miei, io ho conosciuto il dolore, ma ho avuto fede e speranza. Ora ho il premio della vita nel Regno di mio Figlio. Perciò ascoltatemi, abbiate coraggio, non desistete! Vi ringrazio!”.


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COMMENTO AL MESSAGGIO (di Padre Livio)

Credo che il messaggio della Regina della Pace, dello scorso 2 ottobre, sia uno dei messaggi più intensi e più accorati che Ella ci abbia mai rivolto.

Si apre e termina con l’invito ad essere coraggiosi e a non desistere. 
Ripete inoltre per ben sette volte, sia all’inizio che alla fine, la frase “Figli miei” e per due volte “ascoltatemi”.

E’ chiaro che la Madonna, come si vedrà subito all’inizio del messaggio, fa riferimento alla situazione di sofferenza in cui si trova attualmente la Chiesa, nella quale il male si è fatto più visibile.

Cari amici, l’espressione della Madonna, il male che si fa più visibile, dice tante cose. 
Il male era sotterraneo, era come un veleno che circolava come l’ossido di carbonio che uccide senza essere visto, senza essere percepito, insapore e inodore, che semina la morte. Il male più è nascosto e è più micidiale. Adesso si è reso più visibile, come è apparso chiaramente a tanti, anche attraverso i mass media mondiali: il peccato sotto forma di abusi, debolezze…
Questo male è sia di carattere morale che di carattere teologico. 
L’immoralità è il frutto nefasto, il frutto velenoso della perdita della fede!

Cari amici, la Madonna ci ha richiamato in tutti questi messaggi del 2 del mese alla divinità di Suo Figlio: suo Figlio che è Dio da Dio, che è uno nella Santissima Trinità, che è uno con il Padre e con lo Spirito Santo. Quando si perde la fede in Gesù Cristo Figlio di Dio, si fa di Gesù Cristo un profeta, si perde la fede nell’unicità della fede cristiana, nella Divina Rivelazione, nell’unicità di Gesù Cristo e quindi gli sbandamenti sono inevitabili poichè perdendo la fede si perde la Grazia; si perde l’aiuto divino e cadiamo in balia del male.

Di fronte a questa situazione, la Madonna ci dice: “Siate coraggiosi!” Abbiate il coraggio della fede! Il coraggio di essere fedeli! Il coraggio di testimoniare! Il coraggio di proclamare la propria fede! Non tacerla, non aver paura! Dire: “Io credo in Gesù Cristo, Figlio di Dio. Io credo nell’anima immortale (perché negano anche la sua esistenza)! La parola “anima” è in ogni messaggio. “Credo nella presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, dove Lui si dà a noi sempre e di nuovo. Credo che le sue Parole son di vita eterna!”.

Quindi siamo coraggiosi nel testimoniare la fede. Testimoniamo la nostra fede! Rimaniamo fermi nella nostra fede.

Non desistete dalla battaglia! Non arretrate neanche di un millimetro, ma restate fermi, anche di fronte ai mali esempi; anche di fronte ai falsi profeti! Coraggiosi e fermi. E generosi nel fare il bene, perché anche il più piccolo bene che facciamo; anche il più piccolo segno di amore, vince il male: lo fa indietreggiare. E così, essendo coraggiosi e non desistendo, il bene prende il sopravvento. Così potete sperimentare la potenza d’amore che viene da mio Figlio (il vincitore del peccato, del maligno) e distrugge il potere delle tenebre. “Conoscete l’amore di mio Figlio, la potenza dell’amore di mio Figlio, che vince il male”.

Poi la Madonna anticipa il premio di questa resistenza coraggiosa, che è la felicità più grande, e cioè quella di essere stati testimoni di Cristo e di ricevere il suo abbraccio. Quella è la felicità più grande! “Le braccia di mio Figlio che abbracciano”, che ci abbracciano e ci sostengono nella battaglia, ci fa sentire il santo orgoglio di combattere per Lui ogni giorno. E, alla fine della giornata, andare a letto e sentire l’abbraccio di Gesù. Così, nel momento dell’uscita da questo mondo, non il giudizio, ma sentire l’abbraccio di Gesù per tutti coloro che sono stati fedeli, coraggiosi e perseveranti.

“Mio Figlio, Lui che ama l’anima”. La Madonna ripete più volte nei messaggi la parola anima. Perché dell’anima personale e immortale non ne parlano più, l’hanno trascurata, l’hanno eliminata. Non si parla più della salvezza eterna della propria anima. Non si parla più della missione della Chiesa, che è la salvezza eterna delle anime! Per questo Cristo è morto sulla croce ed ha istituito la Chiesa: per salvare le anime! Le ha salvate dandosi per noi e sempre di nuovo si dà nell’eucaristia. Lui sempre, attraverso il Vangelo, oggi, ci dà le sue parole di vita eterna!

Come vedete, la Madonna, dopo averci incoraggiato e aver visto come siamo timorosi, scoraggiati, oppressi dalla potenza del male, ci dice di guardare a Colui che ci può sostenere, vedendo come Lui si è dato per noi e si è sacrificato per la nostra salvezza. Vediamo come la Madonna sempre ci indirizza verso suo Figlio, perché Lui è la Vie, la Verità e la Vita! Lui è la forza, Lui è l’amore! Conoscere il suo amore, seguire le sue orme, significa avere la ricchezza della spiritualità.

Cari amici, a cosa serve la vita, se non a conoscere, amare e servire Dio, che si è rivelato in Gesù Cristo? Non è vero che tutte le religioni sono uguali! Esiste una sola religione, quella cattolica; quella che è cominciata con la creazione e con l’elevazione dei progenitori alla vita soprannaturale. Con la Creazione, quando, come dice San Paolo, “Il Padre ha creato tutte le cose per mezzo di suo Figlio e in vista di suo Figlio”. Quella è l’unica religione vera! Non ci sono altre religioni al di fuori di questa: quella di Cristo! E noi in questa vita siamo chiamati a conoscere il suo amore e a seguire le sue orme. Così abbiamo la ricchezza della vita spirituale, che trabocca dal cuore e che fa sì che amiamo anche gli altri; che diffondiamo e valorizziamo la bontà perché dovunque si manifesta si vede l’opera dello Spirito Santo!

“Conoscere il suo amore, seguire le sue orme”, significa avere la ricchezza della spiritualità. Quella è una ricchezza che dà i buoni sentimenti e vede bontà e amore ovunque. C’è una sola ricchezza spirituale, che viene dal conoscere l’amore di Gesù Cristo e dal seguire le sue orme. Da quella ricchezza nasce tutto il bene, anche quello delle persone che non lo conoscono, perché la grazia dello Spirito Santo opera ovunque attraverso vie a Lui note.

E quindi la Madonna ci dice: “Guardate a Gesù Cristo, ricevete il suo abbraccio, accogliete il suo amore, seguite le sue orme. Così diventate gli apostoli del mio amore. 
E chi sonno gli apostoli di Maria? “Sono raggi di luce che col calore dell’amore di mio Figlio riscaldano tutti attorno a loro”.

Cari amici, ormai io sento dire che tutte le religioni sono uguali: cattolici, protestanti, ortodossi – e passi, che comunque sono cristiani -, e buddisti, induisti, atei e musulmani, eccetera. Tutti sono raggi di sole … no, no! I raggi di sole sono solo quelli che credono in Gesù Cristo e accolgono il suo amore! Essi sono chiamati a riscaldare e a illuminare tutti gli altri! Esiste una sola religione vera, che è Cristo! Come disse più volte, sulla scia della Sacra Scrittura, il grande papa Paolo VI, che portò Cristo in tutto il mondo. Ebbene, cari amici, attraverso la fede riceviamo la luce di Cristo. Attraverso la fede e la preghiera riceviamo il suo amore. E così, diventando apostoli, portiamo, come raggi di sole, il calore e la luce e l’amore di Cristo a tutti quelli che non credono; che sono nelle tenebre dell’oscurità .

Questo della Madonna, è un discorso cattolico! La Madonna è cattolica! Noi sentiamo che dice la verità cattolica. Siamo tutti chiamati, dagli anziani ai bambini, ai giovani, agli uomini, alle donne, a tutte le età, a tutte le situazioni, a tutte le professioni, in tutte le situazioni di vita; tutti siamo chiamati ad essere come soli che riscaldano e illuminano tutti gli altri.

Poi la Madonna ci dice di tendere alla santità nell’umiltà. Attenzione, cari amici, perché siamo fragili, siamo deboli! Nell’umiltà, nella preghiera, nel pentimento dei nostri peccati, nella compassione verso gli altri che sono peccatori, che perdono la fede. Dobbiamo avere la compassione, non certo il rancore. Vediamo coloro che hanno tradito la vocazione. Dobbiamo pregare per la loro conversione. Strappare le anime dalla bocca del drago con la preghiera e con i sacrifici. La Madonna ci chiede l’umiltà, perché attraverso l’umiltà noi diventiamo strumenti di Gesù. Attraverso l’umiltà il nostro io non ci ingombra, non ci spegne perché il nostro io spegne l’amore e la luce di Cristo in noi. Attraverso l’umiltà Gesù ci usa come suoi strumenti per la salvezza degli altri. “È l’umiltà che permette a mio Figlio, attraverso di voi, di fare ciò che lui desidera.

Attenzione, cari amici, adesso, a questo passaggio: “Figli miei, al mondo servono molte preghiere, ma preghiere dette col cuore, con l’anima, non solo pronunciate con le lebbra”, per poter essere intercessori; intercessori 24 ore al giorno, anche offrendo i sacrifici, il lavoro, la fatica quotidiana: tutto questo è preghiera. Ma tutto deve essere fatto col cuore e con l’anima. Dire: “Gesù, lo faccio per te, sopporto per te, offro per te, lavoro per te, perdono per te”. Quando diciamo le preghiere, anche le più semplici, come il Rosario, il Padre Nostro, l’Ave Maria, il Gloria al Padre: sentire col cuore quello che si dice.

Poi la Madonna ci dice di controllare le nostre parole, che siano parole buone. Molte volte le nostre parole sono come il sibilo del serpente. La nostra lingua è biforcuta, è rabbiosa, è una spada acuminata, è un morso di serpente. Oppure siamo quelli che dicono la verità, la testimoniano, sono pieni di dolcezza, di amore, di perdono, di incoraggiamento. Lo stesso si può dire dei nostri pensieri. E poi le opere, quello che facciamo, che possono essere espressioni del male che è nel nostro cuore, oppure che possono essere opere di amore, di tenerezza, di compassione, di perdono.

Tutto questo – azioni, parole e opere - vi apre o vi chiude le porte del Regno dei cieli. Ecco, In questi tempi è difficile trovare qualcuno che parli di inferno, che parli di via della rovina, che parli di perdizione eterna … ormai tutti vi dicono che si va in paradiso. Tutti vanno in paradiso. Chi l’ha detto? Dove sta scritto? L’ha detto Gesù. Gesù ha detto anche: “Via da me, maledetti, nel fuoco eterno”. Non si contano le volte che Gesù nel vangelo ci ha parlato dell’inferno.

Allora, Gesù era o non era il Figlio di Dio? Ha detto delle Parole di vita eterna, o ha detto opinioni personali? Adesso più di uno dice: “Non è il Figlio di Dio”. Non si espone troppo, ma la pensa così. Più di uno dice che l’inferno è un’invenzione. La Madonna invece ribadisce quello che c’è nel Vangelo. (Molti hanno da ridire a riguardo delle molte apparizioni, approvate o non approvate. A parte il fatto che non possiamo impedire a Dio di manifestarsi nella storia attraverso i Santi e attraverso sua Madre. Quello che notiamo spesso è che la Madre, come i Santi, spesso ribadiscono con la loro presenza aspetti e affermazioni evangeliche che sono dimenticate in un determinato periodo storico. Ndt).

La Madonna, sia a Fatima, come ora a Medjugorje e in altre apparizioni, ha detto: “oggi molti vanno all’inferno”, perché con le nostre opere, pensieri, azioni e parole possiamo aprire o chiudere le porte del Regno dei cieli. Entrano nel Regno dei cieli coloro che sono pentiti dei loro peccati e si sono affidati alla Divina Misericordia. Ma come può avere il pentimento dei peccati colui che non crede che Gesù è il Figlio di Dio, colui che ha rinnegato la fede, colui che ha insegnato la menzogna? Colui che si valuta superiore a Gesù Cristo, come può entrare nel Regno di Dio? Stiamo attenti, cari amici, la parabola delle vergini stolte. Bussarono alla porta, ma la porta fu chiusa, e nessuno ha aperto.

E la Madonna conclude: “Mio Figlio vi ha mostrato la via”, la Via, che è Lui stesso. Dobbiamo seguire i suoi insegnamenti, e non travisarli! Oggi è in atto un travisamento sistematico delle parole di Gesù e del suo insegnamento! “Mio Figlio vi ha mostrato la via e vi ha dato la speranza”, la speranza della vita immortale. “E io sono qui a consolarvi e a incoraggiarvi”. Non dobbiamo avere paura di essere cattolici fedeli a tutto ciò che la Chiesa ha insegnato nel corso dei secoli, e totalmente aderenti a Gesù Cristo, alla sua parola, alla sua presenza, alla sua presenza anche nel sacrificio che si dà nell’Eucaristia! Seguire le sue orme, come sentito nella testimonianza di Paolo VI: quando parlava di Cristo sembrava estasiato.

La Madonna è qui per consolarci e incoraggiarci, ci porta il suo esempio. 
“Perché, figli miei, io ho conosciuto il dolore, ma ho avuto fede e speranza”. Mettiamoci nelle mani della Madonna. Lei ha seguito Gesù nei tre anni della sua vita pubblica. Con le pie donne ha visto con quanto amore Gesù ha scelto i 12, con quanto amore li ha curati, li ha formati nella fede, e poi ha visto, nel momento dell’assalto delle tenebre, Giuda che si è consegnato a Satana, tradendo Gesù, vendendolo per 30 denari e poi è andato a impiccarsi. Lui, un apostolo scelto da Gesù. E Giuda, cari amici, era un ipocrita perfetto, perché solo Gesù e Maria sapevano, ma gli altri apostoli non sapevano chi era veramente. Infatti, quando Gesù ha detto: “Uno di voi mi tradirà”, pensate, nessuno degli apostoli ha pensato a Giuda. Dicevano: “Sono forse io, Signore?”. Camuffato perfettamente! Anzi, sembrava il più zelante di tutti. Era arrivato a dire: “Perché tutti questi soldi buttati dalla Maddalena per ungere i piedi di Gesù? Ma abbiamo i poveri da aiutare!”. E Pietro, che era il più schietto, il più generoso, si è fatto prendere dalla paura e l’ha rinnegato dicendo: “Io non conosco quell’uomo”. E poi tutti gli apostoli sono fuggiti, eccetto Giovanni. Pensate quale deve esser stato il dolore di Maria di fronte a questo scempio che ha fatto Satana nella Chiesa che Gesù aveva formato durante la sua vita!

Ma Lei ha avuto fede e speranza. Così dobbiamo fare noi. “Ora – dice la Madonna – per aver conosciuto il dolore, ho il premio della Vita nel Regno di mio Figlio”. Pensate: governa il mondo con suo Figlio! “E perciò – conclude la Madonna -, ascoltatemi”. Lo dice all’inizio, e lo dice adesso: “Ascoltatemi, abbiate coraggio, non desistete, perché il più piccolo segno d’amore vince il male sempre più visibile. Ascoltatemi, perché il bene prende il sopravvento”. Dipende dalla nostra risposta, cari amici, dalla nostra fedeltà incrollabile.

Abbiamo visto prima in un articolo che la Chiesa ha sempre visto attacchi di questo genere, ma mai come questo! Questo è il più grande attacco che la Chiesa abbia mai affrontato nel corso della sua storia: “perché satana è sciolto dalle catene”, come ci ha detto la Madonna. Siamo di fronte al più grande combattimento escatologico. Per questo è qui da così tanto tempo. Ed è per questo che queste sono le sue ultime apparizioni. È il combattimento decisivo, col quale, come ha detto Mirjana, attraverso gli eventi dei 10 segreti, la Madonna ha deciso di cambiare il mondo.


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MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE A MARIJA - 25 Settembre 2018

"Cari figli! Anche la natura vi offre i segni del suo amore attraverso i frutti che vi dona. Anche voi, con la mia venuta, avete ricevuto l’abbondanza dei doni e dei frutti. Figlioli, quanto avete risposto alla mia chiamata, Dio sa. Io vi invito: Non è tardi, decidetevi per la santità e per la vita con Dio nella grazia e nella pace! Dio vi benedirà e vi darà il centuplo, se confidate in Lui. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."


COMMENTO AL MESSAGGIO (di Padre Livio)

Il messaggio ha due aspetti: il primo aspetto riguarda il paragone tra la natura che caratterizza il mese di Settembre e la venuta della Madonna che porta doni e frutti; il secondo aspetto invece riguarda il modo in cui abbiamo risposto alla chiamata della Madonna e all’abbondanza dei suoi doni e dei suoi frutti.

“Cari figli, anche la natura vi offre i segni del suo amore attraverso i frutti che vi dona”. Andando al supermercato, infatti, si trova moltissima frutta di stagione, uva, mele, pere, ma anche pesche, nocciole e castagne. L’autunno è una stagione meravigliosa.

“Anche voi, con la mia venuta, avete ricevuto l’abbondanza dei doni e dei frutti”. La Madonna ci invita attraverso i frutti della natura a ringraziare Dio Creatore e a capire che oltre ai doni materiali Dio ci dà tanti frutti spirituali di cui noi dobbiamo saper approfittare.

“Figlioli, quanto avete risposto alla mia chiamata, Dio sa”, e ci dice: “fate un resoconto di come avete accolto questi frutti, Dio lo sa”.

Però se non lo abbiamo fatto ancora, la Madonna dice: “Io vi invito: non è tardi” e quindi anche se siamo in quella fase della vita in cui cominciamo a vedere che i conti non tornano, non dobbiamo scoraggiarci; infatti siamo sempre in tempo a convertirci, ad iniziare una vita nuova. E ancora ci dice: “decidetevi per la santità, per la vita con Dio, per la vita nella grazia lontano dal peccato e avrete il dono della pace”.

Poi la Madonna dice: “Dio vi benedirà e vi darà il centuplo, se confidate in Lui”, “attenzione che se voi date a Dio uno, Dio vi dà cento! Abbiate fiducia in Lui, non vi troverete pentiti, seguendo Dio la vostra vita sarà una grande benedizione per voi e per gli altri”.

“Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

Queste sono le esortazioni della Madonna di cui dobbiamo fare tesoro.

Però vorrei dedicare un po' di tempo a questo richiamo che la Madonna fa spesso alla natura, qual è il motivo?

Perché c'è una via, che possiamo chiamare naturale, per arrivare a Dio, attraverso le opere di Dio, attraverso le opere della creazione, perché è nella creazione che risplende la potenza, la sapienza e l'amore di Dio.

D'altra parte Gesù ci invita a fare questo, quando ci parla degli uccelli del cielo e dei gigli del campo. Gli uccelli non seminano e non mietono, ma hanno sempre da mangiare.

La Madonna ci invita attraverso la natura a trovare Dio. Lo stesso dobbiamo fare noi con i nostri bambini, dobbiamo mostrare loro la bellezza del creato, la sapienza, la potenza, l'amore di Dio e la provvidenza del Padre Celeste. Per cui adesso vorrei fare una piccola sintesi di alcuni messaggi in cui la Madonna ci dice come Dio si rivela a noi attraverso la natura:

“Cari figli, vi invito ad aprirvi a Dio, vedete figlioli come la natura si apre e dona la vita e i frutti. Così anch'io vi invito a vivere con Dio e ad abbandonarsi a Lui. Figlioli, io sono con voi e desidero continuamente condurvi nella gioia della vita”.

“Cari figli, Dio vi vuole salvare e vi manda i messaggi attraverso gli uomini, attraverso la natura e attraverso molte altre cose che vi possono aiutare a comprendere che dovete cambiare la direzione della vostra vita”.

“Cari figli, oggi come non mai vi invito alla preghiera, che la vostra preghiera sia preghiera per la pace; satana è forte e desidera distruggere non solo la vita umana, ma anche la natura e il pianeta sul quale vivete”.

Satana vuol distruggere non soltanto la Chiesa, che è il segno della presenza di Dio e del Suo amore, ma anche la natura che è opera di Dio.

“Cari figli, oggi vi invito tutti a risvegliare i vostri cuori all'amore. Andate nella natura (siamo nel mese di Aprile) e guardate come la natura si sta svegliando. Desidero che voi risvegliate l'amore nelle vostre famiglie, in modo tale che dove c'è odio e mancanza di pace regni l'amore, e dove c'è l'amore nei vostri cuori, regni anche la preghiera”.

“Cari figli, in questo tempo di grazia (siamo nel mese di Luglio), vi invito ad avvicinarvi ancora di più a Dio attraverso la vostra preghiera personale. Utilizzate bene il tempo di riposo e donate alla vostra anima e ai vostri occhi il riposo in Dio. Trovate la pace nella natura e scoprirete Dio Creatore, al quale potete rendere grazie per tutte le creature, allora troverete la gioia nel vostro cuore”.

“Cari figli, oggi vi invito a ringraziare Dio nel vostro cuore per tutte le grazie che vi dà attraverso i segni e i colori che sono nella natura, (siamo nel mese di agosto), Dio desidera avvicinarvi a sé e vi esorta a dare a Lui gloria e lode, perciò vi invito figlioli di nuovo: pregate, pregate, pregate, e non dimenticate che io sono con voi”.

“Cari figli, la natura si risveglia (siamo nel mese di febbraio), e sugli alberi si vedono le prime gemme che porteranno un bellissimo fiore e poi un frutto, desidero che anche voi figlioli lavoriate sulla vostra conversione, e che siate coloro che testimoniano con la propria vita, così che il vostro esempio sia il segno e l’esortazione alla conversione per gli altri”.

“Cari figli, come la natura dà i colori più belli dell’anno (siamo ad aprile), così anch’io vi invito a testimoniare con la vostra vita, ad aiutare gli altri ad avvicinarsi al mio Cuore Immacolato, perché la fiamma dell’amore verso l’Altissimo germogli nei loro cuori”.

“Cari figli, quando nella natura guardate la ricchezza dei colori che l’Altissimo vi dona, aprite il cuore con gratitudine, pregare con tutto il bene che avete e dite: sono creato per l’Eternità. E bramate le cose celesti perché Dio vi ama con immenso amore”.

E infine il messaggio di oggi.

Credo che anche noi con gli occhi dell’anima, dove Dio ha operato la sua pulitura e l’ha fatta diventare luminosa, guardiamo la natura, e attraverso di essa Dio Creatore ci parla della sua bontà, della sua bellezza e ci invita ad essere alberi che producono foglie e frutti.

A tutti coloro che sono anziani, anche io sono anziano, ma spiritualmente ed eternamente giovane, ricordo il salmo che dice: “anche nella vecchiaia daranno molti frutti, saranno verdi e rigogliosi” (salmo 92).

Allora anche noi anziani dobbiamo capire che nella vecchiaia daremo frutti abbondanti e saremo verdi e rigogliosi, ancora per tanti anni. 


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NOVITA' EDITORIALI

 

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“Il figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”

di Padre Livio – Ed. Sugarco

Il cuore della fede cristiana è la persona di Gesù Cristo, il Figlio di Dio che si è fatto uomo per salvarci. Nel momento in cui venisse meno questa fede, il cristianesimo si dissolverebbe, anche se venisse conservato tutto il suo straordinario impianto spirituale. Infatti i misteri dell’incarnazione e della Santissima Trinità sono i cardini sui quali è costruito l’intero edificio della fede e della morale. Riconoscere che Gesù è Dio e che è l’unico Salvatore del mondo è la scelta che è posta dinanzi a ogni uomo, perché possa salvarsi e avere in dono la vita eterna.

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 CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

 

DICHIARAZIONE
"D
OMINUS IESUS"
CIRCA L'UNICITÀ E L'UNIVERSALITÀ SALVIFICA 
DI GESÙ CRISTO E DELLA CHIESA 

 

INTRODUZIONE

 

1. Il Signore Gesù, prima di ascendere al cielo, affidò ai suoi discepoli il mandato di annunciare il Vangelo al mondo intero e di battezzare tutte le nazioni: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato» (Mc 16,15-16); «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,18-20; cf. anche Lc 24,46-48; Gv 17,18; 20,21; At 1,8).

La missione universale della Chiesa nasce dal mandato di Gesù Cristo e si adempie nel corso dei secoli nella proclamazione del mistero di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, e del mistero dell'incarnazione del Figlio, come evento di salvezza per tutta l'umanità. Sono questi i contenuti fondamentali della professione di fede cristiana: « Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, Unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, consustanziale al Padre, per mezzo del quale sono state create tutte le cose. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, patì, fu sepolto e il terzo giorno risuscitò secondo le Scritture, salì al cielo, siede alla destra del Padre, verrà di nuovo con gloria a giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine. Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti. Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica. Professo un solo Battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà » [1].

2. La Chiesa, nel corso dei secoli, ha proclamato e testimoniato con fedeltà il Vangelo di Gesù. Al termine del secondo millennio cristiano, però, questa missione è ancora lontana dal suo compimento [2]. È per questo più che mai attuale oggi il grido dell'apostolo Paolo sull'impegno missionario di ogni battezzato: «Non è infatti per me un vanto predicare il vangelo; è una necessità che mi si impone: guai a me se non predicassi il vangelo!» (1 Cor 9,16). Ciò spiega la particolare attenzione che il Magistero ha dedicato a motivare e a sostenere la missione evangelizzatrice della Chiesa, soprattutto in rapporto alle tradizioni religiose del mondo [3].

Prendendo in considerazione i valori che esse testimoniano ed offrono all'umanità , con un approccio aperto e positivo, la Dichiarazione conciliare sulla relazione della Chiesa con le religioni non cristiane afferma: «La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini» [4]. Proseguendo su questa linea, l'impegno ecclesiale di annunciare Gesù Cristo, «la via, la verità e la vita» (Gv 14,6), si avvale oggi anche della pratica del dialogo interreligioso, che certo non sostituisce, ma accompagna la missio ad gentes, per quel «mistero di unità », dal quale « deriva che tutti gli uomini e tutte le donne che sono salvati partecipano, anche se in modo differente, allo stesso mistero di salvezza in Gesù Cristo per mezzo del suo Spirito» [5]. Tale dialogo, che fa parte della missione evangelizzatrice della Chiesa [6], comporta un atteggiamento di comprensione e un rapporto di conoscenza reciproca e di mutuo arricchimento, nell'obbedienza alla verità e nel rispetto della libertà [7].

3. Nella pratica e nell'approfondimento teorico del dialogo tra la fede cristiana e le altre tradizioni religiose sorgono domande nuove, alle quali si cerca di far fronte percorrendo nuove piste di ricerca, avanzando proposte e suggerendo comportamenti, che abbisognano di accurato discernimento. In questa ricerca la presente Dichiarazione interviene per richiamare ai Vescovi, ai teologi e a tutti i fedeli cattolici alcuni contenuti dottrinali imprescindibili, che possano aiutare la riflessione teologica a maturare soluzioni conformi al dato di fede e rispondenti alle urgenze culturali contemporanee.

Il linguaggio espositivo della Dichiarazione risponde alla sua finalità , che non è quella di trattare in modo organico la problematica relativa all'unicità e universalità salvifica del mistero di Gesù Cristo e della Chiesa, né quella di proporre soluzioni alle questioni teologiche liberamente disputate, ma di riesporre la dottrina della fede cattolica al riguardo, indicando nello stesso tempo alcuni problemi fondamentali che rimangono aperti a ulteriori approfondimenti, e di confutare determinate posizioni erronee o ambigue. Per questo la Dichiarazione riprende la dottrina insegnata in precedenti documenti del Magistero, con l'intento di ribadire le verità , che fanno parte del patrimonio di fede della Chiesa.

4. Il perenne annuncio missionario della Chiesa viene oggi messo in pericolo da teorie di tipo relativistico, che intendono giustificare il pluralismo religioso, non solo de facto ma anche de iure (o di principio). Di conseguenza, si ritengono superate verità come, ad esempio, il carattere definitivo e completo della rivelazione di Gesù Cristo, la natura della fede cristiana rispetto alla credenza nelle altre religioni, il carattere ispirato dei libri della Sacra Scrittura, l'unità personale tra il Verbo eterno e Gesù di Nazareth, l'unità dell'economia del Verbo incarnato e dello Spirito Santo, l'unicità e l'universalità salvifica del mistero di Gesù Cristo, la mediazione salvifica universale della Chiesa, l'inseparabilità , pur nella distinzione, tra il Regno di Dio, Regno di Cristo e la Chiesa, la sussistenza nella Chiesa cattolica dell'unica Chiesa di Cristo.

Le radici di queste affermazioni sono da ricercarsi in alcuni presupposti, di natura sia filosofica, sia teologica, che ostacolano l'intelligenza e l'accoglienza della verità rivelata. Se ne possono segnalare alcuni: la convinzione della inafferrabilità e inesprimibilità della verità divina, nemmeno da parte della rivelazione cristiana; l'atteggiamento relativistico nei confronti della verità , per cui ciò che è vero per alcuni non lo sarebbe per altri; la contrapposizione radicale che si pone tra mentalità logica occidentale e mentalità simbolica orientale; il soggettivismo di chi, considerando la ragione come unica fonte di conoscenza, diventa « incapace di sollevare lo sguardo verso l'alto per osare di raggiungere la verità dell'essere» [8]; la difficoltà a comprendere e ad accogliere la presenza di eventi definitivi ed escatologici nella storia; lo svuotamento metafisico dell'evento dell'incarnazione storica del Logos eterno, ridotto a mero apparire di Dio nella storia; l'eclettismo di chi, nella ricerca teologica, assume idee derivate da differenti contesti filosofici e religiosi, senza badare né alla loro coerenza e connessione sistematica, né alla loro compatibilità con la verità cristiana; la tendenza, infine, a leggere e interpretare la Sacra Scrittura fuori dalla Tradizione e dal Magistero della Chiesa.

In base a tali presupposti, che si presentano con sfumature diverse, talvolta come affermazioni e talvolta come ipotesi, vengono elaborate alcune proposte teologiche, in cui la rivelazione cristiana e il mistero di Gesù Cristo e della Chiesa perdono il loro carattere di verità assoluta e di universalità salvifica, o almeno si getta su di essi un'ombra di dubbio e di insicurezza.

 

I. PIENEZZA E DEFINITIVITÀ
DELLA RIVELAZIONE DI GESU CRISTO

 

5. Per porre rimedio a questa mentalità relativistica, che si sta sempre più diffondendo, occorre ribadire anzitutto il carattere definitivo e completo della rivelazione di Gesù Cristo. Deve essere, infatti, fermamente creduta l'affermazione che nel mistero di Gesù Cristo, Figlio di Dio incarnato, il quale è « la via, la verità e la vita » (Gv 14,6), si dà la rivelazione della pienezza della verità divina: « Nessuno conosce il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare » (Mt 11,27); « Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato » (Gv 1,18); « È in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità e voi avete in lui parte alla sua pienezza » (Col 2,9‑10).

Fedele alla parola di Dio, il Concilio Vaticano II insegna: « La profonda verità , poi, sia su Dio sia sulla salvezza dell'uomo, risplende a noi per mezzo di questa rivelazione nel Cristo, il quale è insieme il mediatore e la pienezza di tutta la rivelazione » [9]. E ribadisce: « Gesù Cristo dunque, Verbo fatto carne, mandato come “uomo agli uomini”, “parla le parole di Dio” (Gv 3,34) e porta a compimento l'opera di salvezza affidatagli dal Padre (cf. Gv 5,36; 17,4). Perciò egli, vedendo il quale si vede il Padre (cf. Gv 14,9), col fatto stesso della sua presenza e manifestazione di Sé, con le parole e con le opere, con i segni e con i miracoli, e specialmente con la sua morte e con la gloriosa risurrezione dai morti e, infine, con l'invio dello Spirito di verità compie e completa la rivelazione e la conferma con la testimonianza divina [...]. L'economia cristiana, dunque, in quanto è l'alleanza nuova e definitiva, non passerà mai, e non si dovrà attendere alcuna nuova rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo (cf. 1 Tm 6,14 e Tt 2,13) » [10].

Per questo l'enciclica Redemptoris missio ripropone alla Chiesa il compito di proclamare il Vangelo, come pienezza della verità : « In questa Parola definitiva della sua rivelazione, Dio si è fatto conoscere nel modo più pieno: egli ha detto all'umanità chi è. E questa autorivelazione definitiva di Dio è il motivo fondamentale per cui la Chiesa è per sua natura missionaria. Essa non può non proclamare il vangelo, cioè la pienezza della verità che Dio ci ha fatto conoscere intorno a se stesso» [11]. Solo la rivelazione di Gesù Cristo, quindi, « immette nella nostra storia una verità universale e ultima, che provoca la mente dell'uomo a non fermarsi mai » [12].

6. È quindi contraria alla fede della Chiesa la tesi circa il carattere limitato, incompleto e imperfetto della rivelazione di Gesù Cristo, che sarebbe complementare a quella presente nelle altre religioni. La ragione di fondo di questa asserzione pretenderebbe di fondarsi sul fatto che la verità su Dio non potrebbe essere colta e manifestata nella sua globalità e completezza da nessuna religione storica, quindi neppure dal cristianesimo e nemmeno da Gesù Cristo.

Questa posizione contraddice radicalmente le precedenti affermazioni di fede, secondo le quali in Gesù Cristo si dà la piena e completa rivelazione del mistero salvifico di Dio. Pertanto, le parole, le opere e l'intero evento storico di Gesù, pur essendo limitati in quanto realtà umane, tuttavia, hanno come soggetto la Persona divina del Verbo incarnato, «vero Dio e vero uomo» [13], e perciò portano in sé la definitività e la completezza della rivelazione delle vie salvifiche di Dio, anche se la profondità del mistero divino in se stesso rimane trascendente e inesauribile. La verità su Dio non viene abolita o ridotta perché è detta in linguaggio umano. Essa, invece, resta unica, piena e completa perché chi parla e agisce è il Figlio di Dio incarnato. Per questo la fede esige che si professi che il Verbo fatto carne, in tutto il suo mistero, che va dall'incarnazione alla glorificazione, è la fonte, partecipata, ma reale, e il compimento di ogni rivelazione salvifica di Dio all'umanità [14], e che lo Spirito Santo, che è lo Spirito di Cristo, insegnerà agli Apostoli, e, tramite essi, all'intera Chiesa di tutti i tempi, questa «verità tutta intera» (Gv 16,13).

7. La risposta adeguata alla rivelazione di Dio è «l'obbedienza della fede (cf. Rm 1,5; Rm 16,26; 2 Cor 10,5-6), per la quale l'uomo si abbandona a Dio tutto intero liberamente, prestando il “pieno ossequio dell'intelletto e della volontà a Dio che rivela” e dando il proprio assenso volontario alla rivelazione fatta da lui» [15]. La fede è un dono di grazia: «Perché si possa prestare questa fede, è necessaria la grazia di Dio che previene e soccorre, e gli aiuti interiori dello Spirito Santo, il quale muova il cuore e lo rivolga a Dio, apra gli occhi della mente, e dia “a tutti dolcezza nel consentire e nel credere alla verità ”» [16].

L'obbedienza della fede comporta l'accoglienza della verità della rivelazione di Cristo, garantita da Dio, che è la Verità stessa [17]: «La fede è innanzi tutto una adesione personale dell'uomo a Dio; al tempo stesso ed inseparabilmente, è l'assenso libero a tutta la verità che Dio ha rivelato» [18]. La fede, quindi, «dono di Dio» e «virtù soprannaturale da lui infusa» [19], comporta una duplice adesione: a Dio, che rivela, e alla verità da lui rivelata, per la fiducia che si accorda alla persona che l'afferma. Per questo « non dobbiamo credere in nessun altro se non in Dio, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo» [20].

Deve essere, quindi, fermamente ritenuta la distinzione tra la fede teologale e la credenza nelle altre religioni. Se la fede è l'accoglienza nella grazia della verità rivelata, «che permette di entrare all'interno del mistero, favorendone la coerente intelligenza» [21], la credenza nelle altre religioni è quell'insieme di esperienza e di pensiero, che costituiscono i tesori umani di saggezza e di religiosità , che l'uomo nella sua ricerca della verità ha ideato e messo in atto nel suo riferimento al Divino e all'Assoluto [22].

Non sempre tale distinzione viene tenuta presente nella riflessione attuale, per cui spesso si identifica la fede teologale, che è accoglienza della verità rivelata da Dio Uno e Trino, e la credenza nelle altre religioni, che è esperienza religiosa ancora alla ricerca della verità assoluta e priva ancora dell'assenso a Dio che si rivela. Questo è uno dei motivi per cui si tende a ridurre, fino talvolta ad annullarle, le differenze tra il cristianesimo e le altre religioni.

8. Si avanza anche l'ipotesi circa il valore ispirato dei testi sacri di altre religioni. Certo, bisogna riconoscere come alcuni elementi presenti in essi siano di fatto strumenti, attraverso i quali moltitudini di persone, nel corso dei secoli, hanno potuto e ancora oggi possono alimentare e conservare il loro rapporto religioso con Dio. Per questo, considerando i modi di agire, i precetti e le dottrine delle altre religioni, il Concilio Vaticano II – come è stato sopra ricordato – afferma che, «quantunque in molti punti differiscano da quanto essa [la Chiesa] crede e propone, tuttavia, non raramente riflettono un raggio di quella Verità , che illumina tutti gli uomini» [23].

La tradizione della Chiesa, però, riserva la qualifica di testi ispirati ai libri canonici dell'Antico e del Nuovo Testamento, in quanto ispirati dallo Spirito Santo [24]. Raccogliendo questa tradizione, la Costituzione dogmatica sulla divina Rivelazione del Concilio Vaticano II insegna: «Infatti la santa madre Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia dell'Antico sia del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perché, essendo scritti sotto ispirazione dello Spirito Santo (cf. Gv 20,31; 2 Tm 3,16; 2 Pt 1,19-21; 3,15-16), hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa» [25]. Tali libri « insegnano fermamente, fedelmente e senza errore la verità che Dio in vista della nostra salvezza volle fosse messa per iscritto nelle sacre lettere» [26].

Tuttavia, volendo chiamare a sé tutte le genti in Cristo e volendo comunicare loro la pienezza della sua rivelazione e del suo amore, Dio non manca di rendersi presente in tanti modi « non solo ai singoli individui, ma anche ai popoli mediante le loro ricchezze spirituali, di cui le religioni sono precipua ed essenziale espressione, pur contenendo “lacune, insufficienze ed errori”» [27]. Pertanto, i libri sacri di altre religioni, che di fatto alimentano e guidano l'esistenza dei loro seguaci, ricevono dal mistero di Cristo quegli elementi di bontà e di grazia in essi presenti.

 

II. IL LOGOS INCARNATO
E LO SPIRITO SANTO NELL'OPERA DI SALVEZZA

 

9. Nella riflessione teologica contemporanea spesso emerge un approccio a Gesù di Nazaret, considerato come una figura storica particolare, finita, rivelatrice del divino in misura non esclusiva, ma complementare ad altre presenze rivelatrici e salvifiche. L'Infinito, l'Assoluto, il Mistero ultimo di Dio si manifesterebbe così all'umanità in tanti modi e in tante figure storiche: Gesù di Nazaret sarebbe una di esse. Più concretamente, egli sarebbe per alcuni uno dei tanti volti che il Logos avrebbe assunto nel corso del tempo per comunicare salvificamente con l'umanità .

Inoltre, per giustificare, da una parte, l'universalità della salvezza cristiana, e, dall'altra, il fatto del pluralismo religioso, viene proposta una economia del Verbo eterno, valida anche al di fuori della Chiesa e senza rapporto con essa, e una economia del Verbo incarnato. La prima avrebbe un plusvalore di universalità rispetto alla seconda, limitata ai soli cristiani, anche se in essa la presenza di Dio sarebbe più piena.

10. Queste tesi contrastano profondamente con la fede cristiana. Deve essere, infatti, fermamente creduta la dottrina di fede che proclama che Gesù di Nazaret, figlio di Maria, e solamente lui, è il Figlio e il Verbo del Padre. Il Verbo, che «era in principio presso Dio» (Gv 1,2), è lo stesso « che si è fatto carne» (Gv 1,14). In Gesù «il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16) « abita corporalmente tutta la pienezza della divinità » (Col 2,9). Egli è «il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre» (Gv 1,18), il suo « Figlio diletto, per opera del quale abbiamo la redenzione [...]. Piacque a Dio di far abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, pacificando col sangue della sua croce le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli» (Col 1,13-14.19-20).

Fedele alla Sacra Scrittura e refutando interpretazioni erronee e riduttive, il primo Concilio di Nicea definì solennemente la propria fede in «Gesù Cristo, il Figlio di Dio, generato unigenito dal Padre, cioè dalla sostanza del Padre, Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, consustanziale al Padre, per mezzo del quale sono state create tutte le cose in cielo e in terra. Egli per noi uomini e per la nostra salvezza è disceso e si è incarnato, si è fatto uomo, ha patito ed è risorto il terzo giorno, è risalito al cielo e verrà a giudicare i vivi e i morti» [28]. Seguendo gli insegnamenti dei Padri, anche il Concilio di Calcedonia professò « che l'unico e identico Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, è egli stesso perfetto in divinità e perfetto in umanità , Dio veramente e uomo veramente [...], consustanziale al Padre secondo la divinità e consustanziale a noi secondo l'umanità [...], generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità e, negli ultimi giorni, egli stesso per noi e per la nostra salvezza, da Maria, la vergine Madre di Dio, secondo l'umanità » [29].

Per questo, il Concilio Vaticano II afferma che Cristo, « nuovo Adamo », « immagine dell'invisibile Dio » (Col 1,15), « è l'uomo perfetto, che ha restituito ai figli d'Adamo la somiglianza con Dio, resa deforme già subito agli inizi a causa del peccato [...]. Agnello innocente, col suo sangue sparso liberamente ci ha meritato la vita, e in lui Dio ci ha riconciliati con se stesso e tra noi e ci ha strappati dalla schiavitù del diavolo e del peccato; così che ognuno di noi può dire con l'apostolo: il Figlio di Dio “ha amato me e ha sacrificato se stesso per me” (Gal 2,20) » [30].

A tale riguardo, Giovanni Paolo II ha esplicitamente dichiarato: « È contrario alla fede cristiana introdurre una qualsiasi separazione tra il Verbo e Gesù Cristo [...]: Gesù è il Verbo incarnato, persona una e indivisibile [...]. Cristo non è altro che Gesù di Nazaret, e questi è il Verbo di Dio fatto uomo per la salvezza di tutti [...]. Mentre andiamo scoprendo e valorizzando i doni di ogni genere, soprattutto le ricchezze spirituali, che Dio ha elargito a ogni popolo, non possiamo disgiungerli da Gesù Cristo, il quale sta al centro del piano divino di salvezza » [31].

E pure contrario alla fede cattolica introdurre una separazione tra l'azione salvifica del Logos in quanto tale e quella del Verbo fatto carne. Con l'incarnazione, tutte le azioni salvifiche del Verbo di Dio si fanno sempre in unità con la natura umana che egli ha assunto per la salvezza di tutti gli uomini. L'unico soggetto che opera nelle due nature, umana e divina, è l'unica persona del Verbo [32].

Pertanto non è compatibile con la dottrina della Chiesa la teoria che attribuisce un'attività salvifica al Logos come tale nella sua divinità , che si eserciterebbe « oltre » e « al di là » dell'umanità di Cristo, anche dopo l'incarnazione [33].

11. Similmente, deve essere fermamente creduta la dottrina di fede circa l'unicità dell'economia salvifica voluta da Dio Uno e Trino, alla cui fonte e al cui centro c'è il mistero dell'incarnazione del Verbo, mediatore della grazia divina sul piano della creazione e della redenzione (cf. Col 1,15-20), ricapitolatore di ogni cosa (cf. Ef 1,10), «diventato per noi, sapienza, giustizia, santificazione e redenzione» (1 Cor 1,30). Infatti il mistero di Cristo ha una sua intrinseca unità , che si estende dalla elezione eterna in Dio alla parusia: «In lui [il Padre] ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità » (Ef 1,4). «In lui siamo stati fatti anche eredi, essendo stati predestinati secondo il piano di colui che tutto opera efficacemente conforme alla sua volontà » (Ef 1,11). «Poiché quelli che egli [il Padre] da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati» (Rm 8,29-30).

Il Magistero della Chiesa, fedele alla rivelazione divina, ribadisce che Gesù Cristo è il mediatore e il redentore universale: «Il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è stato creato, è diventato egli stesso carne, per operare, lui, l'uomo perfetto, la salvezza di tutti e la ricapitolazione universale. Il Signore [...] è colui che il Padre ha risuscitato da morte, ha esaltato e collocato alla sua destra, costituendolo giudice dei vivi e dei morti» [34]. Questa mediazione salvifica implica anche l'unicità del sacrificio redentore di Cristo, sommo ed eterno Sacerdote (cf. Eb 6,20; 9,11; 10,12-14).

12.C'è anche chi prospetta l'ipotesi di una economia dello Spirito Santo con un carattere più universale di quella del Verbo incarnato, crocifisso e risorto. Anche questa affermazione è contraria alla fede cattolica, che, invece, considera l'incarnazione salvifica del Verbo come evento trinitario. Nel Nuovo Testamento il mistero di Gesù, Verbo incarnato, costituisce il luogo della presenza dello Spirito Santo e il principio della sua effusione all'umanità non solo nei tempi messianici (cf. At 2,32-36; Gv 7,39; 20,22; 1 Cor 15,45), ma anche in quelli antecedenti alla sua venuta nella storia (cf. 1 Cor 10,4; 1 Pt 1,10-12).

Il Concilio Vaticano II ha richiamato alla coscienza di fede della Chiesa questa verità fondamentale. Nell'esporre il piano salvifico del Padre riguardo a tutta l'umanità , il Concilio connette strettamente sin dagli inizi il mistero di Cristo con quello dello Spirito [35]. Tutta l'opera di edificazione della Chiesa, da parte di Gesù Cristo Capo, nel corso dei secoli, è vista come una realizzazione che egli fa in comunione col suo Spirito [36].

Inoltre, l'azione salvifica di Gesù Cristo, con e per il suo Spirito, si estende, oltre i confini visibili della Chiesa, a tutta l'umanità . Parlando del mistero pasquale, nel quale Cristo già ora associa a sé vitalmente nello Spirito il credente e gli dona la speranza della risurrezione, il Concilio afferma: «E ciò non vale solamente per i cristiani ma anche per tutti gli uomini di buona volontà , nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia. Cristo infatti è morto per tutti e la vocazione ultima dell'uomo è effettivamente una sola, quella divina, perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire a contatto, nel modo che Dio conosce, col mistero pasquale» [37].

È chiaro, quindi, il legame tra il mistero salvifico del Verbo incarnato e quello dello Spirito, che non fa che attuare l'influsso salvifico del Figlio fatto uomo nella vita di tutti gli uomini, chiamati da Dio ad un'unica mèta, sia che abbiano preceduto storicamente il Verbo fatto uomo, sia che vivano dopo la sua venuta nella storia: di tutti loro è animatore lo Spirito del Padre, che il Figlio dell'uomo dona liberalmente (cf. Gv 3,34).

Per questo il recente Magistero della Chiesa ha richiamato con fermezza e chiarezza la verità di un'unica economia divina: «La presenza e l'attività dello Spirito non toccano solo gli individui, ma anche la società e la storia, i popoli, le culture, le religioni [...]. Il Cristo risorto opera nel cuore degli uomini con la virtù del suo Spirito [...]. È ancora lo Spirito che sparge i “semi del Verbo”, presenti nei riti e nelle culture, e li prepara a maturare in Cristo» [38]. Pur riconoscendo la funzione storico-salvifica dello Spirito in tutto l'universo e nell'intera storia dell'umanità [39], esso, tuttavia, ribadisce: «Questo Spirito è lo stesso che ha operato nell'incarnazione, nella vita, morte e risurrezione di Gesù e opera nella Chiesa. Non è, dunque, alternativo a Cristo, né riempie una specie di vuoto, come talvolta si ipotizza esserci tra Cristo e il Logos. Quanto lo Spirito opera nel cuore degli uomini e nella storia dei popoli, nelle culture e religioni, assume un ruolo di preparazione evangelica e non può non avere riferimento a Cristo, Verbo fatto carne per l'azione dello Spirito, “per operare lui, l'Uomo perfetto, la salvezza di tutti e la ricapitolazione universale”» [40].

In conclusione, l'azione dello Spirito non si pone al di fuori o accanto a quella di Cristo. Si tratta di una sola economia salvifica di Dio Uno e Trino, realizzata nel mistero dell'incarnazione, morte e risurrezione del Figlio di Dio, attuata con la cooperazione dello Spirito Santo ed estesa nella sua portata salvifica all'intera umanità e all'universo: «Gli uomini non possono entrare in comunione con Dio se non per mezzo di Cristo, sotto l'azione dello Spirito» [41].

 

III. UNICITÀ E UNIVERSALITÀ
DEL MISTERO SALVIFICO DI GESU CRISTO

 

13. È anche ricorrente la tesi che nega l'unicità e l'universalità salvifica del mistero di Gesù Cristo. Questa posizione non ha alcun fondamento biblico. Infatti, deve essere fermamente creduta, come dato perenne della fede della Chiesa, la verità di Gesù Cristo, Figlio di Dio, Signore e unico salvatore, che nel suo evento di incarnazione, morte e risurrezione ha portato a compimento la storia della salvezza, che ha in lui la sua pienezza e il suo centro.

Le testimonianze neotestamentarie lo attestano con chiarezza: «Il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo» (1 Gv 4,14); «Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo» (Gv 1,29). Nel suo discorso davanti al sinedrio, Pietro, per giustificare la guarigione dell'uomo storpio fin dalla nascita, avvenuta nel nome di Gesù (cf. At 3,1-8), proclama: «In nessun altro c'è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale dobbiamo essere salvati» (At 4,12). Lo stesso apostolo aggiunge inoltre che Gesù Cristo «è il Signore di tutti»; «è il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio»; per cui «chiunque crede in lui ottiene la remissione dei peccati per mezzo del suo nome» (At 10,36.42.43).

Paolo, rivolgendosi alla comunità di Corinto, scrive: « In realtà anche se ci sono cosiddetti dèi sia nel cielo sia sulla terra, e difatti ci sono molti dèi e signori, per noi c'è un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene, e noi siamo per lui; e c'è un solo Signore, Gesù Cristo, in virtù del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo grazie a lui » (1 Cor 8,5-6). Anche l'apostolo Giovanni afferma: « Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui » (Gv 3,16-17). Nel Nuovo Testamento, la volontà salvifica universale di Dio viene strettamente collegata all'unica mediazione di Cristo: «[Dio] vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità . Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti» (1 Tm 2,4-6).

È su questa coscienza del dono di salvezza unico e universale offerto dal Padre per mezzo di Gesù Cristo nello Spirito (cf. Ef 1,3-14), che i primi cristiani si rivolsero a Israele, mostrando il compimento della salvezza che andava oltre la Legge, e affrontarono poi il mondo pagano di allora, che aspirava alla salvezza attraverso una pluralità di dèi salvatori. Questo patrimonio di fede è stato riproposto dal recente Magistero della Chiesa: «Ecco, la Chiesa crede che Cristo, per tutti morto e risorto (cf. 2 Cor 5,15), dà all'uomo, mediante il suo Spirito, luce e forza perché egli possa rispondere alla suprema sua vocazione; né è dato in terra un altro nome agli uomini in cui possano salvarsi (cf. At 4,12). Crede ugualmente di trovare nel suo Signore e Maestro la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana» [42].

14. Deve essere, quindi, fermamente creduto come verità di fede cattolica che la volontà salvifica universale di Dio Uno e Trino è offerta e compiuta una volta per sempre nel mistero dell'incarnazione, morte e risurrezione del Figlio di Dio.

Tenendo conto di questo dato di fede, la teologia oggi, meditando sulla presenza di altre esperienze religiose e sul loro significato nel piano salvifico di Dio, è invitata ad esplorare se e come anche figure ed elementi positivi di altre religioni rientrino nel piano divino di salvezza. In questo impegno di riflessione la ricerca teologica ha un vasto campo di lavoro sotto la guida del Magistero della Chiesa. Il Concilio Vaticano II, infatti, ha affermato che « l'unica mediazione del Redentore non esclude, ma suscita nelle creature una varia cooperazione, che è partecipazione dell'unica fonte » [43]. È da approfondire il contenuto di questa mediazione partecipata, che deve restare pur sempre normata dal principio dell'unica mediazione di Cristo: «Se non sono escluse mediazioni partecipate di vario tipo e ordine, esse tuttavia attingono significato e valore unicamente da quella di Cristo e non possono essere intese come parallele e complementari» [44]. Risulterebbero, tuttavia, contrarie alla fede cristiana e cattolica quelle proposte di soluzione, che prospettassero un agire salvifico di Dio al di fuori dell'unica mediazione di Cristo.

15. Non rare volte si propone di evitare in teologia termini come « unicità », « universalità », « assolutezza », il cui uso darebbe l'impressione di enfasi eccessiva circa il significato e il valore dell'evento salvifico di Gesù Cristo nei confronti delle altre religioni. In realtà , questo linguaggio esprime semplicemente la fedeltà al dato rivelato, dal momento che costituisce uno sviluppo delle fonti stesse della fede. Fin dall'inizio, infatti, la comunità dei credenti ha riconosciuto a Gesù una valenza salvifica tale, che Lui solo, quale Figlio di Dio fatto uomo, crocifisso e risorto, per missione ricevuta dal Padre e nella potenza dello Spirito Santo, ha lo scopo di donare la rivelazione (cf. Mt 11,27) e la vita divina (cf. Gv 1,12; 5,25-26; 17,2) all'umanità intera e a ciascun uomo.

In questo senso si può e si deve dire che Gesù Cristo ha un significato e un valore per il genere umano e la sua storia, singolare e unico, a lui solo proprio, esclusivo, universale, assoluto. Gesù è, infatti, il Verbo di Dio fatto uomo per la salvezza di tutti. Raccogliendo questa coscienza di fede, il Concilio Vaticano II insegna: «Infatti il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è stato creato, è diventato egli stesso carne, per operare, lui l'uomo perfetto, la salvezza di tutti e la ricapitolazione universale. Il Signore è il fine della storia umana, “il punto focale dei desideri della storia e della civiltà ”, il centro del genere umano, la gioia d'ogni cuore, la pienezza delle loro aspirazioni. Egli è colui che il Padre ha risuscitato da morte, ha esaltato e collocato alla sua destra, costituendolo giudice dei vivi e dei morti» [45]. «È proprio questa singolarità unica di Cristo che a lui conferisce un significato assoluto e universale, per cui, mentre è nella storia, è il centro e il fine della stessa storia: “Io sono l'Alfa e l'Omega, il primo e l'ultimo, il principio e la fine” (Ap 22,13)» [46].

IV. UNICITÀ E UNITÀ DELLA CHIESA

 

16. Il Signore Gesù, unico Salvatore, non stabilì una semplice comunità di discepoli, ma costituì la Chiesa come mistero salvifico: Egli stesso è nella Chiesa e la Chiesa è in Lui (cf. Gv 15,1ss.; Gal 3,28; Ef 4,15-16; At 9,5); perciò, la pienezza del mistero salvifico di Cristo appartiene anche alla Chiesa, inseparabilmente unita al suo Signore. Gesù Cristo, infatti, continua la sua presenza e la sua opera di salvezza nella Chiesa ed attraverso la Chiesa (cf. Col 1,24-27) [47], che è suo Corpo (cf. 1 Cor 12, 12-13.27; Col 1,18) [48]. E così come il capo e le membra di un corpo vivo pur non identificandosi sono inseparabili, Cristo e la Chiesa non possono essere confusi ma neanche separati, e costituiscono un unico « Cristo totale » [49]. Questa stessa inseparabilità viene espressa nel Nuovo Testamento anche mediante l'analogia della Chiesa come Sposa di Cristo (cf. 2 Cor 11,2; Ef 5,25-29; Ap 21,2.9) [50].

Perciò, in connessione con l'unicità e l'universalità della mediazione salvifica di Gesù Cristo, deve essere fermamente creduta come verità di fede cattolica l'unicità della Chiesa da lui fondata. Così come c'è un solo Cristo, esiste un solo suo Corpo, una sola sua Sposa: « una sola Chiesa cattolica e apostolica » [51]. Inoltre, le promesse del Signore di non abbandonare mai la sua Chiesa (cf. Mt 16,18; 28,20) e di guidarla con il suo Spirito (cf. Gv 16,13) comportano che, secondo la fede cattolica, l'unicità e l'unità , come tutto quanto appartiene all'integrità della Chiesa, non verranno mai a mancare [52].

I fedeli sono tenuti a professare che esiste una continuità storica – radicata nella successione apostolica [53] – tra la Chiesa fondata da Cristo e la Chiesa Cattolica: « È questa l'unica Chiesa di Cristo [...] che il Salvatore nostro, dopo la risurrezione (cf. Gv 21,17), diede da pascere a Pietro, affidandone a lui e agli altri apostoli la diffusione e la guida (cf. Mt 28,18ss.); egli l'ha eretta per sempre come colonna e fondamento della verità (cf. 1 Tm 3,15). Questa Chiesa, costituita e organizzata in questo mondo come società , sussiste [subsistit in] nella Chiesa Cattolica, governata dal Successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui » [54]. Con l'espressione «subsistit in», il Concilio Vaticano II volle armonizzare due affermazioni dottrinali: da un lato che la Chiesa di Cristo, malgrado le divisioni dei cristiani, continua ad esistere pienamente soltanto nella Chiesa Cattolica, e dall'altro lato « l'esistenza di numerosi elementi di santificazione e di verità al di fuori della sua compagine » [55], ovvero nelle Chiese e Comunità ecclesiali che non sono ancora in piena comunione con la Chiesa Cattolica [56]. Ma riguardo a queste ultime, bisogna affermare che « il loro valore deriva dalla stessa pienezza della grazia e della verità che è stata affidata alla Chiesa Cattolica » [57].

17. Esiste quindi un'unica Chiesa di Cristo, che sussiste nella Chiesa Cattolica, governata dal Successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui [58]. Le Chiese che, pur non essendo in perfetta comunione con la Chiesa Cattolica, restano unite ad essa per mezzo di strettissimi vincoli, quali la successione apostolica e la valida Eucaristia, sono vere Chiese particolari [59]. Perciò anche in queste Chiese è presente e operante la Chiesa di Cristo, sebbene manchi la piena comunione con la Chiesa cattolica, in quanto non accettano la dottrina cattolica del Primato che, secondo il volere di Dio, il Vescovo di Roma oggettivamente ha ed esercita su tutta la Chiesa [60].

Invece le comunità ecclesiali che non hanno conservato l'Episcopato valido e la genuina e integra sostanza del mistero eucaristico [61], non sono Chiese in senso proprio; tuttavia i battezzati in queste comunità sono dal Battesimo incorporati a Cristo e, perciò, sono in una certa comunione, sebbene imperfetta, con la Chiesa [62]. Il Battesimo infatti di per sé tende al completo sviluppo della vita in Cristo mediante l'integra professione di fede, l'Eucaristia e la piena comunione nella Chiesa [63].

« Non possono, quindi, i fedeli immaginarsi la Chiesa di Cristo come la somma – differenziata ed in qualche modo unitaria insieme – delle Chiese e Comunità ecclesiali; né hanno facoltà di pensare che la Chiesa di Cristo oggi non esista più in alcun luogo e che, perciò, debba esser soltanto oggetto di ricerca da parte di tutte le Chiese e comunità » [64]. Infatti «gli elementi di questa Chiesa già data esistono, congiunti nella loro pienezza, nella Chiesa Cattolica e, senza tale pienezza, nelle altre Comunità » [65]. «Perciò le stesse Chiese e comunità separate, quantunque crediamo che abbiano delle carenze, nel mistero della salvezza non sono affatto spoglie di significato e di peso. Poiché lo Spirito di Cristo non recusa di servirsi di esse come strumenti di salvezza, il cui valore deriva dalla stessa pienezza della grazia e della verità che è stata affidata alla Chiesa Cattolica» [66].

La mancanza di unità tra i cristiani è certamente una ferita per la Chiesa; non nel senso di essere privata della sua unità , ma « in quanto la divisione è ostacolo alla realizzazione piena della sua universalità nella storia » [67].

 

V. CHIESA, REGNO DI DIO E REGNO DI CRISTO

 

18. La missione della Chiesa è « di annunciare il regno di Cristo e di Dio e di instaurarlo tra tutte le genti; di questo Regno essa costituisce sulla terra il germe e l'inizio » [68]. Da un lato, la Chiesa è « sacramento, cioè segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità del genere umano » [69]; essa è quindi segno e strumento del Regno: chiamata ad annunciarlo e ad instaurarlo. Dall'altro lato, la Chiesa è il « popolo adunato dall'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo » [70]; essa è dunque « il regno di Cristo già presente in mistero » [71], costituendone perciò il germe e l'inizio. Il Regno di Dio ha infatti una dimensione escatologica: è una realtà presente nel tempo, ma la sua piena realizzazione arriverà soltanto col finire o compimento della storia [72].

Dai testi biblici e dalle testimonianze patristiche, così come dai documenti del Magistero della Chiesa, non si deducono significati univoci per le espressioni Regno dei CieliRegno di Dio Regno di Cristo né del loro rapporto con la Chiesa, essa stessa mistero che non può essere totalmente racchiuso in un concetto umano. Possono esistere perciò diverse spiegazioni teologiche su questi argomenti. Tuttavia, nessuna di queste possibili spiegazioni può negare o svuotare in alcun modo l'intima connessione tra Cristo, il Regno e la Chiesa. Infatti, « il regno di Dio, che conosciamo dalla Rivelazione, non può essere disgiunto né da Cristo né dalla Chiesa... Se si distacca il Regno da Gesù, non si ha più il regno di Dio da lui rivelato e si finisce per distorcere sia il senso del Regno, che rischia di trasformarsi in un obiettivo puramente umano o ideologico, sia l'identità di Cristo, che non appare più il Signore, a cui tutto deve essere sottomesso (cf. 1 Cor 15,27). Parimenti, non si può disgiungere il Regno dalla Chiesa. Certo, questa non è fine a se stessa, essendo ordinata al Regno di Dio, di cui è germe, segno e strumento. Ma, mentre si distingue dal Cristo e dal Regno, la Chiesa è indissolubilmente unita a entrambi » [73].

19. Affermare l'inscindibile rapporto tra Chiesa e Regno non significa però dimenticare che il Regno di Dio, anche se considerato nella sua fase storica, non si identifica con la Chiesa nella sua realtà visibile e sociale. Infatti, non si deve escludere « l'opera di Cristo e dello Spirito fuori dei confini visibili della Chiesa » [74]. Perciò si deve tener anche conto che « il Regno riguarda tutti: le persone, la società , il mondo intero. Lavorare per il Regno vuol dire riconoscere e favorire il dinamismo divino, che è presente nella storia umana e la trasforma. Costruire il Regno vuol dire lavorare per la liberazione dal male in tutte le sue forme. In sintesi, il regno di Dio è la manifestazione e l'attuazione del suo disegno di salvezza in tutta la sua pienezza » [75].

Nel considerare i rapporti tra Regno di Dio, Regno di Cristo e Chiesa è comunque necessario evitare accentuazioni unilaterali, come è il caso di quelle « concezioni che di proposito pongono l'accento sul Regno e si qualificano come “regnocentriche”, le quali danno risalto all'immagine di una Chiesa che non pensa a se stessa, ma è tutta occupata a testimoniare e a servire il Regno. È una “Chiesa per gli altri”, si dice, come Cristo è l'“uomo per gli altri” [...]. Accanto ad aspetti positivi, queste concezioni ne rivelano spesso di negativi. Anzitutto, passano sotto silenzio Cristo: il Regno, di cui parlano, si fonda su un “teocentrismo”, perché – dicono – Cristo non può essere compreso da chi non ha la fede cristiana, mentre popoli, culture e religioni diverse si possono ritrovare nell'unica realtà divina, quale che sia il suo nome. Per lo stesso motivo esse privilegiano il mistero della creazione, che si riflette nella diversità delle culture e credenze ma tacciono sul mistero della redenzione. Inoltre, il Regno, quale essi lo intendono, finisce con l'emarginare o sottovalutare la Chiesa, per reazione a un supposto « ecclesiocentrismo » del passato e perché considerano la Chiesa stessa solo un segno, non privo peraltro di ambiguità » [76]. Queste tesi sono contrarie alla fede cattolica, perché negano l'unicità del rapporto che Cristo e la Chiesa hanno con il Regno di Dio.

VI. LA CHIESA E LE RELIGIONI
IN RAPPORTO ALLA SALVEZZA

20. Da quanto è stato sopra ricordato, derivano anche alcuni punti necessari per il tracciato che la riflessione teologica deve percorrere per approfondire il rapporto della Chiesa e delle religioni con la salvezza.

Innanzitutto, deve essere fermamente creduto che la « Chiesa pellegrinante è necessaria alla salvezza. Infatti solo Cristo è il mediatore e la via della salvezza; ed egli si rende presente a noi nel suo Corpo che è la Chiesa. Ora Cristo, sottolineando a parole esplicite la necessità della fede e del battesimo (cf. Mc 16,16; Gv 3,5), ha insieme confermato la necessità della Chiesa, nella quale gli uomini entrano per il battesimo come per una porta » [77]. Questa dottrina non va contrapposta alla volontà salvifica universale di Dio (cf. 1 Tm 2,4); perciò « è necessario tener congiunte queste due verità , cioè la reale possibilità della salvezza in Cristo per tutti gli uomini e la necessità della Chiesa in ordine a tale salvezza » [78].

La Chiesa è « sacramento universale di salvezza » [79] perché, sempre unita in modo misterioso e subordinata a Gesù Cristo Salvatore, suo Capo, nel disegno di Dio ha un'imprescindibile relazione con la salvezza di ogni uomo [80]. Per coloro i quali non sono formalmente e visibilmente membri della Chiesa, « la salvezza di Cristo è accessibile in virtù di una grazia che, pur avendo una misteriosa relazione con la Chiesa, non li introduce formalmente in essa, ma li illumina in modo adeguato alla loro situazione interiore e ambientale. Questa grazia proviene da Cristo, è frutto del suo sacrificio ed è comunicata dallo Spirito Santo » [81]. Essa ha un rapporto con la Chiesa, la quale «trae origine dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo, secondo il disegno di Dio Padre» [82].

21. Circa il modo in cui la grazia salvifica di Dio, che è sempre donata per mezzo di Cristo nello Spirito ed ha un misterioso rapporto con la Chiesa, arriva ai singoli non cristiani, il Concilio Vaticano II si limitò ad affermare che Dio la dona «attraverso vie a lui note» [83]. La teologia sta cercando di approfondire questo argomento. Tale lavoro teologico va incoraggiato, perché è senza dubbio utile alla crescita della comprensione dei disegni salvifici di Dio e delle vie della loro realizzazione. Tuttavia, da quanto fin qui è stato ricordato sulla mediazione di Gesù Cristo e sulla «relazione singolare e unica» [84] che la Chiesa ha con il Regno di Dio tra gli uomini, che in sostanza è il Regno di Cristo salvatore universale, è chiaro che sarebbe contrario alla fede cattolica considerare la Chiesa come una via di salvezza accanto a quelle costituite dalle altre religioni, le quali sarebbero complementari alla Chiesa, anzi sostanzialmente equivalenti ad essa, pur se convergenti con questa verso il Regno di Dio escatologico.

Certamente, le varie tradizioni religiose contengono e offrono elementi di religiosità , che procedono da Dio [85], e che fanno parte di «quanto opera lo Spirito nel cuore degli uomini e nella storia dei popoli, nelle culture e nelle religioni» [86]. Di fatto alcune preghiere e alcuni riti delle altre religioni possono assumere un ruolo di preparazione evangelica, in quanto sono occasioni o pedagogie in cui i cuori degli uomini sono stimolati ad aprirsi all'azione di Dio [87]. Ad essi tuttavia non può essere attribuita l'origine divina e l'efficacia salvifica ex opere operato, che è propria dei sacramenti cristiani [88]. D'altronde non si può ignorare che altri riti, in quanto dipendenti da superstizioni o da altri errori (cf. 1 Cor 10,20-21), costituiscono piuttosto un ostacolo per la salvezza [89].

22. Con la venuta di Gesù Cristo salvatore, Dio ha voluto che la Chiesa da Lui fondata fosse lo strumento per la salvezza di tutta l'umanità (cf. At 17,30-31) [90]. Questa verità di fede niente toglie al fatto che la Chiesa consideri le religioni del mondo con sincero rispetto, ma nel contempo esclude radicalmente quella mentalità indifferentista « improntata a un relativismo religioso che porta a ritenere che “una religione vale l'altra” » [91]. Se è vero che i seguaci delle altre religioni possono ricevere la grazia divina, è pure certo che oggettivamente si trovano in una situazione gravemente deficitaria se paragonata a quella di coloro che, nella Chiesa, hanno la pienezza dei mezzi salvifici [92]. Tuttavia occorre ricordare « a tutti i figli della Chiesa che la loro particolare condizione non va ascritta ai loro meriti, ma ad una speciale grazia di Cristo; se non vi corrispondono col pensiero, con le parole e con le opere, non solo non si salveranno, ma anzi saranno più severamente giudicati » [93]. Si comprende quindi che, seguendo il mandato del Signore (cf. Mt 28,19-20) e come esigenza dell'amore a tutti gli uomini, la Chiesa « annuncia, ed è tenuta ad annunciare, incessantemente Cristo che è “la via, la verità e la vita” (Gv 14,6), in cui gli uomini trovano la pienezza della vita religiosa e nel quale Dio ha riconciliato a sé tutte le cose » [94].

La missione ad gentes anche nel dialogo interreligioso « conserva in pieno, oggi come sempre, la sua validità e necessità » [95]. In effetti, « Dio “vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità ” (1 Tm 2,4): vuole la salvezza di tutti attraverso la conoscenza della verità . La salvezza si trova nella verità . Coloro che obbediscono alla mozione dello Spirito di verità sono già sul cammino della salvezza; ma la Chiesa, alla quale questa verità è stata affidata, deve andare incontro al loro desiderio offrendola loro. Proprio perché crede al disegno universale di salvezza, la Chiesa deve essere missionaria » [96]. Il dialogo perciò, pur facendo parte della missione evangelizzatrice, è solo una delle azioni della Chiesa nella sua missione ad gentes [97]. La parità , che è presupposto del dialogo, si riferisce alla pari dignità personale delle parti, non ai contenuti dottrinali né tanto meno a Gesù Cristo, che è Dio stesso fatto Uomo, in confronto con i fondatori delle altre religioni. La Chiesa infatti, guidata dalla carità e dal rispetto della libertà [98], dev'essere impegnata primariamente ad annunciare a tutti gli uomini la verità , definitivamente rivelata dal Signore, ed a proclamare la necessità della conversione a Gesù Cristo e dell'adesione alla Chiesa attraverso il Battesimo e gli altri sacramenti, per partecipare in modo pieno alla comunione con Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. D'altronde la certezza della volontà salvifica universale di Dio non allenta, ma aumenta il dovere e l'urgenza dell'annuncio della salvezza e della conversione al Signore Gesù Cristo.

CONCLUSIONE

23. La presente Dichiarazione, nel riproporre e chiarire alcune verità di fede, ha inteso seguire l'esempio dell'Apostolo Paolo ai fedeli di Corinto: « Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto » (1 Cor 15,3). Di fronte ad alcune proposte problematiche o anche erronee, la riflessione teologica è chiamata a riconfermare la fede della Chiesa e a dare ragione della sua speranza in modo convincente ed efficace.

I Padri del Concilio Vaticano II, trattando il tema della vera religione, affermarono: « Noi crediamo che questa unica vera religione sussiste nella Chiesa cattolica e apostolica, alla quale il Signore Gesù ha affidato il compito di diffonderla tra tutti gli uomini, dicendo agli apostoli: “Andate dunque, ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28,19-20). E tutti quanti gli uomini sono tenuti a cercare la verità , specialmente in ciò che riguarda Dio e la sua Chiesa e, una volta conosciuta, ad abbracciarla e custodirla » [99].

La rivelazione di Cristo continuerà ad essere nella storia « la vera stella di orientamento » [100] dell'umanità intera: « La Verità , che è Cristo, si impone come autorità universale » [101]. Il mistero cristiano, infatti, supera ogni barriera di tempo e di spazio e realizza l'unità della famiglia umana: « Da diversi luoghi e tradizioni tutti sono chiamati in Cristo a partecipare all'unità della famiglia dei figli di Dio [...]. Gesù abbatte i muri di divisione e realizza l'unificazione in modo originale e supremo mediante la partecipazione al suo mistero. Questa unità è talmente profonda che la Chiesa può dire con san Paolo: “Non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio” (Ef 2,19) » [102].

Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nell'Udienza concessa il giorno 16 giugno 2000 al sottoscritto Cardinale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, con certa scienza e con la sua autorità apostolica ha ratificato e confermato questa Dichiarazione, decisa nella Sessione Plenaria, e ne ha ordinato la pubblicazione.

Dato a Roma, dalla sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, il 6 agosto 2000, nella Festa della Trasfigurazione del Signore.

 

Joseph Card. Ratzinger
Prefetto

 

Tarcisio Bertone, S.D.B.
Arcivescovo emerito di Vercelli 
Segretario


 

NOTE

 

[1] Conc. di Costantinopoli I, Symbolum Constantinopolitanum: Denz., n. 150.

[2] Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris missio, n. 1: AAS 83 (1991) 249-340.

[3] Cf. Conc. Vaticano II, Decr. Ad gentes e Dich. Nostra aetate; Paolo VI, Es. Apost. Evangelii nuntiandi: AAS 68 (1976) 5-76; Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris missio.

[4] Conc. Vaticano II, Dich. Nostra aetate, n. 2.

[5] Pont. Cons. per il Dialogo Interreligioso e Congr. per l'Evangelizzazione dei Popoli, Istr. Dialogo e annuncio, n. 29: AAS 84 (1992) 414-446; cf. Conc. Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, n. 22.

[6] Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris missio, n. 55.

[7] Cf. Pont. Cons. per il Dialogo Interreligioso e Congr. per l'Evangelizzazione dei Popoli, Istr. Dialogo e annuncio, n. 9.

[8] Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Fides et ratio, n. 5: AAS 91 (1999) 5-88.

[9] Conc. Vaticano II, Cost. dogm. Dei verbum, n. 2.

[10] Conc. Vaticano II, Cost. dogm. Dei verbum, n. 4.

[11] Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris missio, n. 5.

[12] Eiusdem, Lett. Enc. Fides et ratio, n. 14.

[13] Conc. di Calcedonia, Symbolum Chalcedonense: Denz., n. 301. Cf. S. Atanasio di Alessandria, De Incarnatione, 54, 3: SC 199, 458.

[14] Cf. Conc. Vaticano II, Cost. dogm. Dei verbum, n. 4.

[15] Ibid., n. 5.

[16] Ibid.

[17] Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 144.

[18] Ibid., n. 150.

[19] Ibid., n. 153.

[20] Ibid., n. 178.

[21] Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Fides et ratio, n. 13.

[22] Cf. ibid., nn. 31-32.

[23] Conc. Vaticano II, Dich. Nostra aetate, n. 2. Cf. anche Decr. Ad gentes, n. 9, dove si parla di elementi di bene presenti « negli usi e civiltà particolari di popoli »; Cost. dogm. Lumen gentium, n. 16, dove si accenna ad elementi di bene e di vero presenti tra i non cristiani, che possono essere considerati una preparazione all'accoglienza del Vangelo.

[24] Cf. Conc. di Trento, Decr. de libris sacris et de traditionibus recipiendis: Denz., n. 1501; Conc. Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, cap. 2: Denz., n. 3006.

[25] Conc. Vaticano II, Cost. dogm. Dei verbum, n. 11.

[26] Ibid.

[27] Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris missio, n. 55. Cf. anche n. 56. Paolo VI, Es. Apost. Evangelii nuntiandi, n. 53.

[28] Conc. di Nicea I, Symbolum Nicaenum: Denz., n. 125.

[29] Conc. di Calcedonia, Symbolum Chalcedonense: Denz., n. 301.

[30] Conc. Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, n. 22.

[31] Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris missio, n. 6.

[32] Cf. S. Leone Magno, Tomus ad Flavianum: Denz., n. 294.

[33] Cf. Eiusdem, Lettera « Promisisse me memini » ad Leonem I imp.: Denz., n. 318: « In tantam unitatem ab ipso conceptu Virginis deitate et humanitate conserta, ut nec sine homine divina, nec sine Deo agerentur humana ». Cf. anche ibid.: Denz., n. 317.

[34] Conc. Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, n. 45. Cf. anche Conc. di Trento, Decr. De peccato originali, n. 3: Denz., n. 1513.

[35] Cf. Conc. Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, nn. 3-4.

[36] Cf. ibid., n. 7. Cf. S. Ireneo, il quale affermava che nella Chiesa « è stata deposta la comunione con Cristo, cioè lo Spirito Santo » (Adversus Haereses III, 24, 1: SC 211, 472).

[37] Conc. Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, n. 22.

[38] Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris missio, n. 28. Per i « semi del Verbo » cf. anche S. Giustino, 2 Apologia 8, 1-2; 10, 1-3; 13, 3-6: ed. E.J. Goodspeed, p. 84; 85; 88-89.

[39] Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris missio, nn. 28-29.

[40] Ibid., n. 29.

[41] Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris missio, n. 5.

[42] Conc. Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, n. 10. Cf. S. Agostino, il quale afferma che fuori di Cristo, « via universale di salvezza che non è mai mancata al genere umano, nessuno è mai stato liberato, nessuno viene liberato, nessuno sarà liberato »: De Civitate Dei 10, 32, 2: CCL 47, 312.

[43] Conc. Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 62.

[44] Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris missio, n. 5.

[45] Conc. Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, n. 45. La necessaria e assoluta singolarità e universalità di Cristo nella storia umana è bene espressa da S. Ireneo nel contemplare la preminenza di Gesù come Primogenito: « Nei cieli come primogenito del pensiero del Padre, il Verbo perfetto dirige personalmente ogni cosa e legifera; sulla terra come primogenito della Vergine, uomo giusto e santo, servo di Dio, buono accetto a Dio, perfetto in tutto; infine salvando dagli inferi tutti coloro che lo seguono, come primogenito dei morti è capo e sorgente della vita di Dio » (Demonstratio, 39: SC 406, 138).

[46] Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris missio, n. 6.

[47] Cf. Conc. Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 14.

[48] Cf. ibid., n. 7.

[49] Cf. S. Agostino, Enarrat. in Psalmos, Ps. 90, Sermo 2,1: CCL 39, 1266; S. Gregorio Magno, Moralia in Iob, Praefatio, 6, 14: PL 75, 525; S. Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, III, q. 48, a. 2 ad 1.

[50] Cf. Conc. Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 6.

[51] Symbolum fidei: Denz., n. 48. Cf. Bonifacio VIII, Bolla Unam Sanctam: Denz., nn. 870-872; Conc. Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 8.

[52] Cf. Conc. Vaticano II, Decr. Unitatis redintegratio, n. 4; Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Ut unum sint, n. 11: AAS 87 (1995) 921-982.

[53] Cf. Conc. Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 20; cf. anche S. Ireneo, Adversus Haereses, III, 3, 1-3: SC 211, 20-44; S. Cipriano, Epist. 33, 1: CCL 3B, 164-165; S. Agostino, Contra advers. legis et prophet., 1, 20, 39: CCL 49, 70.

[54] Conc. Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 8.

[55] Ibid.; cf. Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Ut unum sint, n. 13. Conc. Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 15 e Decr. Unitatis redintegratio, n. 3.

[56] È perciò contraria al significato autentico del testo conciliare l'interpretazione di coloro che dalla formula subsistit in ricavano la tesi secondo la quale l'unica Chiesa di Cristo potrebbe pure sussistere in Chiese e Comunità ecclesiali non cattoliche. « Il Concilio aveva invece scelto la parola “subsistit” proprio per chiarire che esiste una sola “sussistenza” della vera Chiesa, mentre fuori della sua compagine visibile esistono solo “elementa Ecclesiae”, che – essendo elementi della stessa Chiesa – tendono e conducono verso la Chiesa Cattolica » (Congr. per la Dottrina della Fede, Notificazione sul volume « Chiesa: carisma e potere » del P. Leonardo BoffAAS 77 [1985] 756-762).

[57] Conc. Vaticano II, Decr. Unitatis redintegratio, n. 3.

[58] Cf. Congr. per la Dottrina della Fede, Dich. Mysterium ecclesiae, n. 1: AAS 65 (1973) 396-408.

[59] Cf. Conc. Vaticano II, Decr. Unitatis redintegratio, nn. 14 e 15; Congr. per la Dottrina della Fede, Lett. Communionis notio, n. 17: AAS 85 (1993) 838-850.

[60] Cf. Conc. Vaticano I, Cost. dogm. Pastor aeternus: Denz., nn. 3053-3064; Conc. Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 22.

[61] Cf. Conc. Vaticano II, Decr. Unitatis redintegratio, n. 22.

[62] Cf. ibid., n. 3.

[63] Cf. ibid., n. 22.

[64] Congr. per la Dottrina della Fede, Dich. Mysterium ecclesiae, n. 1.

[65] Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Ut unum sint, n. 14.

[66] Conc. Vaticano II, Decr. Unitatis redintegratio, n. 3.

[67] Congr. per la Dottrina della Fede, Lett. Communionis notio, n. 17; cf. Conc. Vaticano II, Decr. Unitatis redintegratio, n. 4.

[68] Conc. Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 5.

[69] Ibid., n. 1.

[70] Ibid., n. 4. Cf. S. Cipriano, De Dominica oratione 23: CCL 3A, 105.

[71] Conc. Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 3.

[72] Cf. ibid., n. 9. Cf. anche la preghiera rivolta a Dio, che si legge nella Didaché 9, 4: i>SC 248, 176: « La tua Chiesa si raccolga dai confini della terra nel tuo regno », e ibid., 10, 5: SC 248, 180: « Ricordati, Signore, della tua Chiesa... e, santificata, raccoglila insieme dai quattro venti nel tuo regno che per lei preparasti ».

[73] Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris missio, n. 18; cf. Es. Apost. Ecclesia in Asia, n. 17, in: « L'Osservatore Romano », 7-11-1999. Il Regno è talmente inseparabile da Cristo che, in un certo senso, si identifica con Lui (cf. Origene, In Mt. Hom., 14, 7: PG 13, 1197; Tertulliano, Adversus Marcionem, IV, 33, 8: CCL 1, 634).

[74] Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris missio, n. 18.

[75] Ibid., n. 15.

[76] Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris missio, n. 17.

[77] Conc. Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 14. Cf. Decr. Ad gentes, n. 7; Decr. Unitatis redintegratio, n. 3.

[78] Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris missio, n. 9. Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 846-847.

[79] Conc. Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 48.

[80] Cf. S. Cipriano, De catholicae ecclesiae unitate, 6: CCL 3, 253-254; S. Ireneo, Adversus Haereses, III, 24, 1: SC 211, 472-474.

[81] Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris missio, n. 10.

[82] Conc. Vaticano II, Decr. Ad gentes, n. 2. Nel senso qui spiegato deve essere interpretata la nota formula extra Ecclesiam nullus omnino salvatur (cf. Conc. Lateranense IV, Cap. 1. De fide catholica: Denz., n. 802). Cf. anche Lettera del Sant'Offizio all'Arcivescovo di Boston: Denz., nn. 3866-3872.

[83] Conc. Vaticano II, Decr. Ad gentes, n. 7.

[84] Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris missio, n. 18.

[85] Sono i semi del Verbo divino (semina Verbi), che la Chiesa riconosce con gioia e rispetto (cf. Conc. Vaticano II, Decr. Ad gentes, n. 11; Dich. Nostra aetate, n. 2).

[86] Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris missio, n. 29.

[87] Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris missio, n. 29; Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 843.

[88] Cf. Conc. di Trento, Decr. De sacramentis, can. 8, de sacramentis in genere: Denz., n. 1608.

[89] Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris missio, n. 55.

[90] Cf. Conc. Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 17; Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris missio, n. 11.

[91] Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris missio, n. 36.

[92] Cf. Pio XII, Lett. Enc. Mystici corporis: Denz., n. 3821.

[93] Conc. Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 14.

[94] Eiusdem, Dich. Nostra aetate, n. 2.

[95] Conc. Vaticano II, Decr. Ad gentes, n. 7.

[96] Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 851; cf. anche nn. 849-856.

[97] Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris missio, n. 55; Es. Apost. Ecclesia in Asia, n. 31.

[98] Cf. Conc. Vaticano II, Dich. Dignitatis humanae, n. 1.

[99] Conc. Vaticano II, Dich. Dignitatis humanae, n. 1.

[100] Cf. Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Fides et ratio, n. 15.

[101] Ibid., n. 92.

[102] Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Fides et Ratio, n. 70. 

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Nostra Signora de La Salette

 

Questo santuario, arroccato sulle Alpi a ben 1800 metri di quota, ebbe origine dall'apparizione, avvenuta nel 1846, della Vergine a Massimino (undici anni) e Melania (quattordici anni): due ragazzi poveri e sprovveduti che stavano pascolando le mucche dei loro padroni.  In quell'ambiente povero e religiosamente degradato la Vergine si rivolse ai bambini con un linguaggio estremamente semplice: pianse e parlò  del Figlio terribilmente adirato con il popolo francese e pronto a castigarlo severamente se non si convertiva, tornando alle più elementari pratiche cristiane. Quest'apparizione, presto riconosciuta dall'autorità episcopale, turbò profondamente la popolazione e segnò l'inizio di un suo insperato ritorno alla fede e alla pratica religiosa.  Nonostante il posto disagevole, sul luogo dell'apparizione sorsero una grande chiesa di stile neo-romanico e ampi locali per i custodi e l'accoglienza dei pellegrini. 

dal sito www.chiesacattolica.it


La madonna è apparsa a La Salette per il mondo intero

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Un giorno d'autunno
Verso la metà del mese di settembre 1846, un contadino degli Ablandins, Pietro Selme, ha il suo pastorello malato. 
Scende a Corps, presso un suo amico, il carradore Giraud. "Imprestami il tuo Massimino per alcuni giorni..." 
"Massimino pastore? ... E' troppo distratto per farlo!" 

Si discute, si patteggia e il 14 settembre ecco il piccolo Massimino agli Ablandins. Il 17 intravede Melania al villaggio. Il 18 vanno a pascolare i loro armenti sui prati comunali, sul monte Sous-les-Baisses (il Planeau). Nel pomeriggio Massimino tenta di chiacchierare, Melania non ne ha tanta voglia. 
Nondimeno scoprono un punto in comune: sono entrambi di Corps: allora si discorre, si decide di venire a pascolare insieme l'indomani alto stesso posto.
Dunque, il sabato 19 settembre 1846, di buon mattino, i due fanciulli salgono i versanti del monte Planeau, con quattro mucche; e con Massimino, anche la capretta e il suo cane Lulù. Verso mezzogiorno, suona l'Angelus sul campanile del villaggio sottostante. Allora i pastorelli dirigono le loro mucche verso la fontana delle bestie, una semplice pozzanghera formata dal ruscello che scende attraverso il valloncello della Sezia. Poi le sospingono verso una prato pianeggiante del monte Gargas. Fa caldo, le bestie cominciano a ruminare. Massimino e Melania risalgono la conca fino alla fontana degli uomini, presso la quale consumano il loro pasto frugale: pane e formaggio e acqua fresca a volontà. Altri pastorelli che pascolano più in basso li raggiungono e conversano un po'. Alla loro partenza, Massimino e Melania attraversano il ruscello, scendono alcuni passi verso dei banchi di pietre ammucchiate presso l'alveo di una sorgente asciutta: è la piccola fontana. Melania vi depone il suo tascapane e Massimino il suo blusotto con il pranzo.

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L'altro fulgore

Contro ogni abitudine, i due fanciulli si stendono sull'erba e... si assopiscono. Si sta bene al sole di quella fine d'estate, nessuna nuvola in cielo. Il mormorio del ruscello accresce la calma e il silenzio della montagna. Il tempo scorre. Bruscamente Melania si sveglia a scuote Massimino: "Massimino, vieni presto, andiamo a vedere le nostre mucche... Non so dove siano!" In tutta fretta, salgono il versante opposto al Gargas. Rigirandosi scoprono l'alpeggio: le loro mucche stanno tranquillamente ruminando. I due pastorelli sono rinfrancati. Melania comincia a ridiscendere. A mezza costa, si arresta e stupefatta lascia cadere il suo bastone: "Massimino, vieni a vedere laggiù una luce". Presso la piccola sorgente, su un mucchio di pietre... un globo di fuoco. "Come se il sole fosse caduto lì". Eppure il sole continua a splendere in un cielo senza nubi. Massimino accorre, gridando: "Dov'è? dov'è?" Melania addita il fondo del valloncello dove avevano dormito. Massimino si ferma vicino a lei, raggelato dalla paura e le dice: "Riprendi il tuo bastone, sù! Io tengo il mio e gli do' un buon colpo se ci fa qualche cosa". Lo splendore si muove, ruota su se stesso. Le parole difettano ai due fanciulli per descrivere l'impressione di vita che si irradia da quel globo di fuoco. una donna vi appare, seduta, la testa tra le mani, i gomiti sulle ginocchia, nell'atteggiamento di profonda mestizia.

La Bella Signora si alza
Essi non si sono mossi. Dice loro in francese:

Avvicinatevi, figli miei, non abbiate paura; sono qui per narrarvi una grande notizia.

Allora discendono verso di lei. La fissano. Non cessa di piangere: "Si sarebbe detta una mamma percossa dai figli e fuggita sulla montagna per piangere". La Bella Signora è alta e tutta luminosa. Veste come le donne della regione: lunga tunica, un grande grembiule alla vita, uno scialle incrociato e annodato dietro, una cuffia da contadina. Delle rose incoronano la testa, orlano il suo scialle e i suoi calzari: sulla fronte splende un fulgore simile a un diadema. Sulle spalle pesa una lunga catena. Una catenina trattiene sul petto un crocifisso sfavillante, con ai lati un martello e delle tenaglie. 

Quello che dice sulla montagna

La Bella Signora parla ai due pastorelli: "Ha pianto tutto il tempo che ci ha parlato". Insieme o separatamente, i due fanciulli dicono le stesse parole, con leggere varianti che non alterano il significato. E questo non importa quali siano gli interlocutori: pellegrini o semplici curiosi, alte personalità o ecclesiastici, inquirenti o giornalisti. Siano favorevoli, senza pregiudizi o malevoli: ecco quello che è loro trasmesso:

Avvicinatevi, figli miei, non abbiate paura: sono qui per comunicarvi una grande notizia!

 "Noi ascoltavamo, non pensavamo a niente". Come Massimino e Melania, lasciamo risuonare dentro di noi ciò ch'ella ha detto sulla montagna. Con loro, ascoltiamola fissando sul suo petto il crocifisso raggiante di gloria.

Il 19 settembre 1851,  Mons.Filiberto de Bruillard, vescovo di Grenoble, pubblica finalmente il suo Decreto Dottrinate:

"Noi giudichiamo che l'Apparizione della Madonna ai due pastorelli, il 19 settembre 1846, su una montagna della catena delle Alpi, situata nella parrocchia de La Salette, vicaria foranea di Crops, reca in se stessa tutti i caratteri della verità e i fedeli hanno fondate ragioni per crederla indubitabile e certa."

La risonanza di questo decreto è considerevole. Numerosi vescovi lo fanno leggere nelle parrocchie delle loro diocesi. La stampa se ne appropria pro o contro. Tradotto in alcune lingue, è pubblicato in modo particolare sull' "Osservatore Romano" del 4 giugno 1852. Lettere di felicitazioni affluiscono al vescovado di Grenoble.

L'esperienza e il senso pastorale di Mons.Filiberto de Brullard non si fermano qui. Il primo maggio 1852, pubblica una Lettera Ufficiale in cui annuncia la costruzione di un santuario sulla montagna de La Salette e la creazione di un corpo di missionari diocesani che si chiameranno: i Missionari di Nostra Signora de La Salette. Ma aggiunge: "La madonna è apparsa a La Salette per il mondo intero: chi ne può dubitare?".

L'avvenire avrebbe confermato e superato quelle attese: il ricambio essendo assicurato, si può ben dire che Massimino e Melania hanno adempiuto la loro missione. Il 19 settembre 1855, Mons. Ginoulhiac, nuovo vescovo di Grenoble, compendiava così la situazione: "La missione dei fanciulli è terminata, comincia quella della Chiesa". Innumerevoli sono oggi gli uomini e le donne di ogni lingua che hanno trovato nel messaggio de La Salette, la strada della conversione, l'approfondimento della loro fede, il dinamismo per la vita quotidiana, le ragioni del loro impegno con e nel Cristo al servizio degli uomini.

Il Santuario de La Salette

È situato in piena montagna, a 1.800 metri di altezza, sulle Alpi francesi. L'edificio religioso e il complesso ricettivo sono affidati dalla diocesi di Grenoble alle premurose cure dell'Associazione dei Pellegrini de La Salette. I Missionari e le Suore di Nostra Signora de La Salette ne assicurano l'animazione e il funzionamento in collaborazione con i cappellani, diocesani e religiosi, le religiose e i laici. Numerose sono le possibilità offerte ai pellegrini: lettura della Parola di Dio, condivisione su un determinato tema, riunioni ed incontri con i cappellani, mostre missionarie e vocazionali, collaborazione data ai vari gruppi, accoglienza dei bambini, ecc... La giornata é ritmata dalla celebrazione eucaristica, dall'ufficio divino, dalle veglie di preghiera, dalle processioni, dalla preghiera del Rosario e dalla Via Crucis... senza dimenticare la preghiera silenziosa sempre possibile sui pendii della montagna o nelle cappelle adibite allo scopo.

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I Primi Testimoni

Massimino Giraud

Massimino Giraud è nato a Corps, il 26 agosto 1835. Sua madre, Anna Maria Templier, è anch'essa di Corps. Il padre di Massimino, Germano Giraud, è venuto da un distretto vicino. Massimino ha solo 17 mesi quando muore la sua mamma, che lascia anche una bambina di 8 anni, Angelica. poco dopo, il babbo si risposa. Massimino crescerà all'avventura: il carradore è all'officina o all'osteria: sua moglie non sente attrattiva per quel monello troppo vivace, spensierato che non rimane in casa, preferendo gironzolare per le stradine di Corps, attorno alle diligenze e alle vetture, o a correre col suo cane e la sua capretta. Il fanciullo è volentieri bricconcello, l'occhio vivo sotto il nero ciuffo scarmigliato e la lingua sempre sciolta. Durante l'Apparizione, mentre la Bella Signora si rivolge a Melania, fa girare il cappello sulla punta del suo bastone o sospinge sassolini fin sotto i piedi della Bella Signora.

"Non uno però l'ha toccata" risponderà senza imbarazzo agli inquirenti.

Cordiale appena si sente amato, malizioso quando lo si vuol riprendere. La sua adolescenza fu difficile. Nei tre anni che seguono l'Apparizione perde il fratellastro Giovanni Francesco, la matrigna Maria Court e il papà Germano Giraud. E' posto sotto la tutela del fratello di sua madre, lo zio Templier, uomo rude e interessato. A scuola i suoi progressi sono modesti. La Superiora, suor Tecla, che veglia su di lui, lo chiama "moto perpetuo!" Aggiungendo a questo le pressioni fanatiche dei partigiani d'un sedicente figlio di Luigi XVI che vogliono sfruttarlo a fini politici. Massimino li beffa con frottole. Contro l'espresso parere del parroco di Corps e non tenendo conto della proibizione del vescovo di Grenoble, questi messeri conducono l'adolescente ad Ars. Massimino non ama la loro compagnia, ma apprezza l'occasione che gli si presenta per vedere un po' di mondo. Sono accolti dall'imprevedibile Don Raymond, viceparroco del santo Curato, il quale, di colpo, tratta La Salette d'imbroglio colossale e Massimino di fosco bugiardo.

Durante la mattinata del 25 settembre 1850, incontra due volte il santo in confessorio. Che cosa ha potuto raccontare l'adolescente esasperato? Il risultato è che per alcuni anni il santo curato non cesserà di dubitare e di soffrire. Dopo il decreto del 19 settembre 1851, rimanderà i suoi interlocutori al giudizio del vescovo responsabile: ci vorranno anni di prova e alcuni miracoli per convincerlo a dare il suo assenso all'Apparizione, ritrovando la pace. In quanto a Massimino, pur affermando con vigore di non essersi mai smentito, si troverà molto impacciato nel giustificare il suo comportamento. Basta elencare i luoghi dov'è passato per farsi un'idea di quanto il giovane abbia viaggiato. Dal Seminario minore di Grenoble (Rondeau) alta Grande Certosa, della parrocchia di Seyssins a Roma; da Dax e Aire-sur-Adour al Vésinet, poi al collegio Tonnerre, a Petit Jouy vicino a Versailles e a Parigi. Seminarista, poi impegnato in un ospizio, studente di medicina, bocciato al baccellerato, lavora in una farmacia; si arruola come zuavo pontificio, annulla il suo ingaggio dopo sei mesi e ritorna a Parigi. Avendo il giornale La Vie Parisienne attaccato La Salette, Massimino lo querela e ottiene una rettifica. Nel 1866 pubblica un opuscolo La mia professione di fede sull'Apparizione della Madonna della Salette. Durante quel periodo, i coniugi Jourdain, una coppia tutta dedita al suo servizio, gli assicura un'apparente stabilità, paga i suoi debiti fino al rischio di rovinarsi.

Massimino accetta allora di fare il socio d'un mercante di liquori che sfrutta la notorietà del pastorello per accrescere le sue vendite. L'imprevidente Massimino non riesce a far quadrare i suoi conti. Nella guerra del 1870 è mobilitato al Forte Barrau a Grenoble. Finalmente ritorna a Corps, dove lo raggiungono i coniugi Jourdain. Tutti e tre vivono poveramente, aiutati dai Missionari, d'intesa col vescovado. Nel novembre del 1874 risale a La Salette: dinanzi a un uditorio particolarmente attento e commosso, rifà il racconto dell'Apparizione come il primo giorno. Sarà per l'ultima volta. Il 2 febbraio 1875 si reca nella chiesa parrocchiale per l'ultima volta. La sera del 1 marzo, Massimino si confessa, riceve il viatico sorbendo un po' d'acqua della Salette per inghiottire l'ostia. Cinque minuti dopo rende la sua anima a Dio. Non aveva ancora quarant'anni. La sua salma riposa nel cimitero di Corps ma il suo cuore è nella basilica de La Salette, vicino alla consolle dell'organo. Era la sua ultima volontà: "Credo fermamente, anche a prezzo del mio sangue, alla celebre Apparizione della SS. Vergine sulla Santa Montagna de La Salette, il 19 settembre 1846: Apparizione che ho difeso con parole, scritti e sofferenze... con questi sentimenti offro il mio cuore a N. S. de La Salette". Col suo testamento, questo poveretto non aveva più nulla da lasciare che la sua fedeltà alla fede della Chiesa.

Il monello accattivante e volubile com'è sempre rimasto, ha finalmente trovato, presso la Bella Signora, l'affetto e la pace di Dio.

Melania Calvat

Melania è nata a Corps, il 7 novembre 1831, in una famiglia numerosa. Il padre Pietro Calvat, conosciuto come boscaiolo, si adatta a tutti mestieri che gli vengono offerti. La madre, Giulia Barnaud, avrà da lui dieci figli. Melania è la quarta. Si è poveri al punto da mandare alle volte i piccoli a mendicare per le strade. Molto presto Melania è collocata a servizio come pastorella presso i contadini dei dintorni. Dalla primavera del 1846 sino alla fine dell'autunno, la troviamo presso Battista Pra agli Ablandins, una delle frazioni de La Salette. Il vicino si chiama Pietro Selme; è lui che ha assunto, per una sola settimana, l'indisciplinato Massimino, in sostituzione del suo pastorello ammalato. Di fronte a quel piccolo ciarliero, Melania, timida e taciturna, sta sulle sue.

Eppure quei due bambini hanno punti in comune, se cosi si può dire. Nati entrambi a Corps dove risiedono le loro famiglie, non si conoscono affatto, anche per le lunghe assenze della pastorella. Entrambi parlano il dialetto locale e conoscono qualche parola di francese. Né scuola, né catechismo; non sanno né leggere né scrivere. Il padre di Melania è sempre alla ricerca d'un lavoro; sua madre è sovraccarica di occupazioni con tutti i suoi marmocchi, non c'è posto per l'affetto, oppure ce n'è poco. All'epoca dell'Apparizione quello che qualifica Melania come Massimino è la povertà: poveri di beni, poveri di cultura, poveri di affetto.

Il fatto è anche che sono totalmente dipendenti. Sono delle "cere vergini" che l'Avvenimento segnerà con marchi definitivi, pur rispettando la loro indole. Melania infatti è molto differente dal suo compagno appena incontrato: vive presso estranei e conosce la sua famiglia solo nei difficili mesi invernali, dove si soffre la fame e il freddo. Non c'è da stupirci che sia timida e chiusa. "Rispondeva solo con dei si e dei no", testimonia il suo padrone, Giovanni Battista Pra. In seguito però risponderà chiaramente e semplicemente alle domande concernenti il Fatto de La Salette. Rimane quattro anni presso le Suore della Provvidenza a Corps; ha poca memoria e meno attitudine anche di Massimino per lo studio.

Già dal novembre 1847 la sua superiora temeva che Melania "traesse un po' di vanità dalla posizione che l'Avvenimento le ha procurato". Diventata postulante e novizia nella medesima Congregazione, oggetto di attenzioni e premure da parte di numerosi visitatori, ella si vincola troppo al suo modo di vedere. Per questa ragione, il nuovo vescovo di Grenoble, pur riconoscendo la sua pietà e la sua dedizione, si rifiuta di ammetterla al voti "per formarla... alla pratica dell'umiltà e alla semplicità cristiane". Sventuratamente, Melania presta l'orecchio e persone "inquiete e malate" imbevute di profezie popolari e di teorie pseudo mistiche e pseudo apocalittiche. Ne resterà segnata per tutta la vita. Per dare credito alle sue affermazioni, le collega al segreto ricevuto dalla Bella Signora. Un esame anche solo affrettato di quello che dice e scrive, rivela le differenze irriducibili con i segni e le parole di Maria a La Salette. Melania, i suoi problemi e i suoi fantasmi, sono diventati il centro del suo discorso; attraverso le sue profezie, regola i suoi conti con quanti oppongono una qualche resistenza ai suoi progetti.

Esprime il suo rifiuto della società e dell'ambiente in cui ha qualche problema. Si ricostruisce un passato immaginario dove sono esorcizzate le frustrazioni di cui è stata vittima nella sua infanzia. Fin dal 1854, Mons. Ginoulhiac scrisse: "Le predizioni che si attribuiscono a Melania... non hanno fondamento, sono senza importanza nei riguardi del Fatto de La Salette... sono posteriori a quel Fatto e senza alcuna connessione con esso". E il vescovo sottolinea: "E' stata lasciata ai fanciulli la più grande libertà di ritrattarsi ed essi non hanno mai mutato il loro linguaggio sulla verità del Fatto de La Salette". In quest'ottica, Mons. Ginoulhiac proclamerà, il 19 settembre 1855 sulla Santa Montagna: "La missione dei pastorelli è conclusa, comincia quella della Chiesa!" Sfortunatamente, Melania proseguirà le sue divagazioni profetiche, orchestrate più tardi dal talento sfolgorante di un Léon Bloy, creando una corrente melanista che si richiama a La Salette, ma che non ha altra base che nelle affermazioni incontrollabili di Melania.

Siamo mille miglia lontani dalle fondamenta storiche dell'Apparizione. In quanto poi al contenuto, nonostante la sua patina religiosa, nulla ha a che vedere praticamente con le verità di fede della Chiesa, richiamate da Maria a La Salette. Si abbandona il dominio della fede per quello, infido, contestabile e sterile delle fantasie. Questo genere di letteratura allontana dalla fede invece di favorirla. Nel 1851 un sacerdote inglese conduce Melania in Inghilterra. L'anno dopo entra al Carmelo di Darlington, vi fa la professione temporanea nel 1856, ma ne riparte nel 1860. Altro tentativo presso le Suore della Compassione di Marsiglia. Dopo un soggiorno nella loro residenza di Cefalonia (Grecia) e un passaggio al Carmelo di Marsiglia, rientra alla Compassione per breve tempo. Dopo alcuni giorni trascorsi a Corps e a la Salette, si stabilisce in Italia a Castellammare di 

Sabbia, presso Napoli. Vi rimane 17 anni, scrivendo i sui "segreti"e una regola per un'eventuale fondazione. Il Vaticano prega l'ordinario del luogo d'interdire quel genere di pubblicazioni, ma ella cerca ostinatamente altri appoggi e un imprimatur fino al Maestro del Sacri Palazzi, p. Lepiti O.P. Ciò non rappresenta un'approvazione, neppure velata, in quanto l'autorità alla quale Melania si appella non è competente in merito. Dopo un soggiorno a Canner, ritroviamo Melania a Chalon-sur-Saône, dove, sempre alla ricerca di fondazione, sostenuta dal canonico de Brandt, di Amiens, incappa in un processo con Mons. Perraud, vescovo di Autun. La Santa Sede, interessata nell'affare, dà ragione al vescovo. Nel 1892 ritorna in Italia a Lecce, poi a Messina in Sicilia su invito del canonico Annibale di Francia.

Dopo qualche mese trascorso in Piemonte, si stabilisce presso don Combe, paroco di Diou, nell'Allier: un prete col pallino delle profezie politico-religiose. Finisce per redigere un'autobiografia piuttosto romanzata, dove s'inventa un'infanzia straordinaria, intrecciata di considerazioni pseudo-mistiche che riflettono i suoi personali fantasmi e le chimere dei suoi corrispondenti. I Messaggi che Melania propaga, allora, e che vuole ricollegare a La Salette, non hanno proprio nulla a che vedere con la sua primitiva testimonianza sull'Apparizione. D'altronde quando è invitata a parlare del Fatto del 19 settembre 1846, ritrova la semplicità e la lucidità del suo primo racconto, conforme a quello di Massimino. E questo, in una maniera constante, come avvenne nel suo pellegrinaggio a La Salette, il 18 e il 19 settembre 1902.

Ritorna nell'Italia meridionale, ad Altamura (Bari) ove muore il 14 dicembre 1940. Riposa sotto una stele di marmo dove un bassorilievo presenta la Madonna che accoglie in cielo la pastorella de La Salette. Una cosa resta assodata: al termine di tutti i suoi vagabondaggi, c'è un punto sul quale Melania non ha mal variato: la testimonianza che con Massimino ella ha dato, la sera del 19 settembre, nella cucina di Giovanni Battista Pra agli Ablandins. E durante tutta l'inchiesta condotta da Mons. Filiberto de Bruillard, ripresa e confermata da quella di Mons. Ginoulhiac. In una vita difficile, Melania, è rimasta povera e devota, fedele alla sua prima testimonianza. 


Ricordati o Nostra Signora de La Salette

delle lacrime che hai versato per noi sul Calvario. 
Ricordati anche della continua sollecitudine che hai per noi, tuo popolo, affinché nel nome di Cristo Gesù ci lasciamo riconciliare con Dio.

Dopo aver fatto tanto per noi tuoi figli, Tu non puoi abbandonarci.

Confortati dalla tua tenerezza, o Madre, noi Ti supplichiamo, malgrado le nostre infedeltà e ingratitudini.

Accogli le nostre preghiere, o Vergine Riconciliatrice, e converti i nostri cuori al tuo Figlio. 
Ottienici la grazia di amare Gesù sopra ogni cosa e di consolare anche Te con una vita dedicata alla gloria di Dio e all'amore dei nostri fratelli.

AMEN.

 

Fonte: Maria di Nazareth


19 Settembre 1946 - Apparizione della Madonna a La Salette

La migliore descrizione della Madonna di Melania Calvat 
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La Madonna
descritta da Melania Calvat,veggente de La Salette

"La Vergine Santissima era alta e ben proporzionata. Sembrava essere tanto leggera che sarebbe bastato un soffio per farla muovere, però era immobile e molto stabile. La sua figura era maestosa, ed imponeva una timidezza rispettosa. La sua maestà ispirava rispetto misto ad amore, che attirava a lei.

La Vergine SS. era tutta bella, e tutta fatta d’amore. Guardandola io languivo per fondermi in lei. Dalla sua persona come dai suoi ornamenti, da tutto trapelava la maestà, lo splendore, la magnificenza fulgente, celeste, fresca, nuova come una vergine. Sembrava che la parola amore sfuggisse dalle sue labbra rosee e pure. Aveva l’aspetto di una mamma affettuosa, piena di bontà, d'amabilità, d'amore per noi, di compassione e misericordia.

Il suo sguardo era dolce e penetrante, i suoi occhi sembrava che parlassero con i miei, ma la conversazione proveniva da un profondo e vivo sentimento d’amore verso questa attraente bellezza, che mi scioglieva. La dolcezza del suo sguardo, l’aria di bontà incomprensibile facevano intendere che lei attirava a sé per donarsi. Era un’espressione d’amore che a parole non si può esprimere.

La Madonna era circondata da due luci. La prima, più vicina a lei, arrivava fino a noi, e brillava con splendore vivissimo. La seconda luce si espandeva un po’ più attorno alla bella Signora, e noi ci trovavamo immersi in essa; era immobile, cioè non brillava, ed era molto più luminosa del nostro sole terrestre. Oltre tutto questo splendore vi erano altri fasci di luce, come se nascessero dal corpo della Vergine SS., dai suoi abiti, da tutto. Tutte queste luci non facevano male agli occhi, e non affaticavano la vista.

La visione della Vergine SS. era di per sé un intero paradiso. Lei aveva in sé tutto quanto può soddisfare, poiché si dimenticava questa terra.

Il suo abito era bianco e argenteo, molto splendente. Non aveva nulla di materiale, ma fatto di luce e gloria, vario e scintillante. Sulla terra non vi sono espressioni né paragoni da poter fare.

Aveva un grembiule giallo, più luminoso del sole. Non di una stoffa materiale, ma un composto di gloria, risplendente di una bellezza che rapiva.

Le scarpe, poiché così bisogna chiamarle, erano di un brillante bianco argenteo, e intorno vi erano delle rose. Queste rose erano di una bellezza abbagliante, e dal centro d'ognuna usciva come una fiamma di luce bellissima e gradevolissima. Sulle scarpe vi era un fermaglio d’oro, ma non oro di questo mondo, bensì del paradiso.

La corona di rose che portava sulla testa era così bella, così brillante, da non potersene fare un’idea. Le rose, di diversi colori, non erano di questa terra. Era un insieme di fiori che circondava il capo della Vergine SS. in forma di corona; ma le rose cambiavano e si ricambiavano. E dal centro di ogni rosa usciva una luce così bella che rapiva, e faceva sì che la loro bellezza risplendesse. Dalla corona di rose uscivano come dei rametti d’oro, e tanti piccoli fiori misti a brillanti. Il tutto formava un diadema che da solo brillava più del nostro sole terreno.

In lei tutto mi portava ad adorare e ad amare il mio Gesù, in tutti i dettagli della sua vita umana.

La Vergine SS. aveva al collo due catene, una un po’ più lunga dell’altra. Queste catene, non posso chiamarle diversamente, erano come raggi di gloria, di un gran chiarore che variava e scintillava. A quella più corta era appesa una bella e preziosissima Croce piena di luce, su cui vi era Cristo nostro Signore. Alle due estremità della Croce vi erano da una parte un martello e dall’altra una tenaglia. Cristo era color carne, ma riluceva con grande splendore, e la sua luce sembrava come dardi lucentissimi, che m'infiammavano il cuore per il desiderio di perdermi in Lui. A volte Cristo sembrava morto, con la testa inclinata e il corpo rilassato, quasi cadesse se non fosse stato trattenuto dai chiodi che lo fissavano alla Croce. Io ne avevo una viva compassione. Avrei voluto comunicare al mondo intero il suo Amore sconosciuto, e infondere nelle anime dei mortali il più sentito amore e la più viva riconoscenza verso un Dio che non aveva assolutamente bisogno di noi per essere ciò che è, che era, e che sempre sarà. E tuttavia, oh Amore incomprensibile per l’uomo, si è fatto uomo, e ha voluto morire. Sì, morire per poter meglio scrivere nelle nostre anime e nella nostra memoria il folle Amore che ha per noi. Come mi sento infelice nel constatare la mia povertà d'espressione nel riferire l’Amore del nostro buon Salvatore per noi. Ma d’altra parte come siamo felici di poter sentire meglio ciò che non possiamo esprimere. Altre volte Cristo sembrava vivo. Aveva la testa dritta, gli occhi aperti, e sembrava sulla Croce di sua volontà. A volte anche pareva che parlasse, sembrava mostrasse che era in Croce per Amor nostro, per attirarci al suo cuore, che ha sempre un Amore nuovo per noi. Che il suo Amore dell’inizio, dell’anno 33, è come quello di oggi, e lo sarà sempre.

La voce della bella Signora era dolce, incantava, calmava, faceva bene al cuore. Era come se volessi saziarmi della sua bella voce, e il mio cuore voleva andarle incontro per struggersi in lei.

Mentre mi parlava la Vergine SS. piangeva ininterrottamente. Le sue lacrime cadevano l’una dopo l’altra lentamente fin sopra le ginocchia, poi come scintille di luce sparivano. Erano splendenti e piene d’amore. Avrei voluto consolarla e non farla piangere, ma mi sembrava che lei avesse bisogno di mostrare le sue lacrime, per meglio manifestare il suo amore dimenticato dagli uomini. Avrei voluto gettarmi fra le sue braccia e dirle:

“Mia buona Madre, non piangere. Io voglio amarti per tutti gli uomini della Terra.”

E sembrava che mi rispondesse: “Ve ne sono molti che non mi conoscono.”

Ero fra la morte e la vita vedendo da un lato tanto amore, tanto desiderio d'essere amata, e dall’altro tanta freddezza e indifferenza. Oh Madre mia, tutta bella e tanto amabile, mio amore, cuore del mio cuore. Le lacrime della nostra tenera Madre, lungi dal diminuire la sua maestà di Regina, sembravano invece renderla più bella, più potente, più piena d’amore, più materna, più attraente. Avrei mangiato le sue lacrime, che facevano sobbalzare il mio cuore di compassione e d'amore. Veder piangere una madre, e una tale Madre, senza adoperare tutti i mezzi possibili per consolarla, per cambiare i suoi dolori in gioia, si può comprendere? Oh Madre, più che buona, tu sei stata formata da tutte le prerogative di cui Dio è capace. Tu hai in un certo senso esaurito la potenza di Dio. Tu sei buona della stessa bontà di Dio. Il Creatore, formandoti come suo capolavoro celeste e terrestre, si è reso ancor più grande.

Gli occhi della SS. Vergine, nostra tenerissima Madre, non possono essere descritti da lingua umana. Per parlarne servirebbe un serafino, o meglio occorrerebbe la lingua stessa di Dio, di quel Creatore che formò la Vergine Immacolata, capolavoro della sua onnipotenza. Gli occhi dell'augusta Maria sembravano mille e mille volte più belli dei brillanti, dei diamanti, delle pietre preziose più ricercate. Brillavano come due soli, erano dolci come la stessa dolcezza, limpidi come uno specchio. In quei suoi occhi si vedeva il paradiso, attiravano a lei, sembrava che lei volesse donarsi. Più la guardavo, più desideravo guardarla, e più la guardavo, più l’amavo con tutte le mie forze. Gli occhi della bella Immacolata erano come la porta di Dio, vi si vedeva tutto quanto poteva inebriare l’anima. Quando i miei occhi s'incontravano con quelli della Madre di Dio e mia, sentivo dentro di me un gioioso rivolgimento d’amore, uno struggimento d’amore. Guardandoci i nostri occhi a loro modo si parlavano, e l’amavo talmente che avrei voluto abbracciarla proprio nell’intimo stesso di quegli occhi, che intenerivano la mia anima, e sembravano attrarla per farla fondere con la sua. I suoi occhi comunicavano un dolce tremito a tutto il mio essere, e avevo timore di fare il più piccolo movimento, per paura che le potesse essere minimamente sgradevole.

La sola vista dei suoi occhi sarebbe bastata a costituire il Cielo di un beato. Sarebbe bastata a far entrare un’anima nella pienezza della volontà dell’Altissimo, per tutti gli avvenimenti che capitano nel corso della vita mortale. Sarebbe bastata a far fare a quest’anima degli atti di lode, di ringraziamento, di riparazione, d'espiazione. Questa visione da sola concentra l’anima in Dio, e la rende come una morta vivente che guarda tutte le cose della terra, anche quelle che sembrano più serie, come se fossero semplici giochi di bambini. L’anima vorrebbe soltanto sentir parlare di Dio, e di tutto ciò che riguarda la sua gloria. Il solo male che l'anima vede sulla terra è il peccato, e se Dio non la sostenesse, ne morrebbe di dolore.

Amen."


 

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IL FIGLIO DELL’UOMO, QUANDO VERRÀ, TROVERÀ LA FEDE SULLA TERRA? 

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Da sempre il principe di questo mondo ha operato per eliminare la fede in Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo. 

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